Le piattaforme social non sono semplici strumenti di comunicazione, ma ambienti capaci di influenzare comportamenti, emozioni e qualità della vita. È questa la lettura di Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli, dopo i rilievi preliminari con cui la Commissione europea ha contestato a Meta una possibile violazione del Digital Services Act per il presunto carattere assuefacente di Facebook e Instagram.
Per Barretta, il pronunciamento dell’Unione Europea rappresenta un passaggio importante perché riconosce ufficialmente ciò che gli specialisti osservano da tempo nella pratica clinica. «Chi si occupa di dipendenze vede da anni gli effetti di un utilizzo problematico dei social. Oggi la Commissione europea mette nero su bianco che il problema non riguarda soltanto i contenuti, ma il modo stesso in cui queste piattaforme sono progettate».
L’indagine europea punta l’attenzione su strumenti come lo scorrimento infinito dei contenuti, la riproduzione automatica dei video, le notifiche push e gli algoritmi di raccomandazione personalizzata, meccanismi pensati per aumentare il tempo trascorso online. Secondo lo psichiatra, è proprio questa architettura a rappresentare il nodo centrale.
«Non è il singolo post a creare dipendenza, ma un sistema costruito per trattenere continuamente l’utente. È il design della piattaforma che stimola un utilizzo ripetitivo e rende più difficile interrompere la navigazione», spiega.
Per Barretta, il dibattito non riguarda soltanto la tecnologia, ma investe direttamente il concetto di salute. «Le piattaforme digitali sono diventate parte dell’ambiente in cui viviamo. Così come l’ambiente fisico influenza il nostro benessere, anche quello digitale modifica attenzione, umore, relazioni e capacità di concentrazione. Non possiamo più considerarli due mondi separati».
Le conseguenze, osserva, non si limitano ai casi di vera e propria dipendenza. L’esposizione continua a meccanismi progettati per catturare l’attenzione può incidere sul sonno, aumentare l’ansia, ridurre la capacità di riflessione e influenzare la costruzione dell’identità, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti.
Da qui l’invito a considerare la salute emotiva e comportamentale come una delle nuove sfide della società digitale. «Prendersi cura del proprio benessere oggi significa anche imparare a vivere gli spazi digitali con maggiore consapevolezza, evitando che siano loro a determinare tempi, emozioni e comportamenti».
Lo psichiatra ricorre poi a un paragone storico. «Siamo in una fase simile a quella vissuta con il tabacco decenni fa. I rischi erano conosciuti molto prima che arrivassero norme efficaci e campagne di prevenzione. Anche per i social stiamo entrando solo ora in una stagione di maggiore consapevolezza».
Pur giudicando positivamente l’iniziativa europea, Barretta invita però a non sopravvalutare l’effetto delle eventuali sanzioni economiche. «È un segnale importante, ma difficilmente una multa, anche molto elevata, può modificare da sola il modello di business di aziende con dimensioni economiche enormi. Servono strumenti regolatori realmente efficaci e una riflessione più ampia sul rapporto tra innovazione tecnologica e tutela della salute».
La procedura avviata dalla Commissione europea è ancora nella fase preliminare: Meta potrà presentare le proprie osservazioni prima di un’eventuale decisione definitiva. Per Barretta, tuttavia, il dato più significativo è un altro: «Il tema non può più essere ignorato. Le evidenze scientifiche continuano ad accumularsi e la tutela della salute degli utenti deve diventare parte integrante del dibattito sul futuro delle piattaforme digitali».