È un fine settimana all’insegna della contaminazione musicale e dell’incontro tra culture quello che attende il pubblico di Terra Sonans – Arte, Cultura e Vox Populi, il festival ideato e diretto da Enzo Avitabile e in programma fino a domenica 13 settembre all’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta.
Dopo le prime serate che hanno portato sul palco artisti provenienti da mondi musicali differenti, la rassegna si prepara al suo ultimo tratto di percorso con tre appuntamenti dedicati al jazz, alla musica africana, alla tradizione persiana e ai temi dell’identità e delle migrazioni.
Ad aprire il weekend sarà questa sera, venerdì 11 settembre alle ore 21, Dee Dee Bridgewater, protagonista del progetto WE EXIST!. La cantante americana, tra le interpreti più importanti della scena jazz internazionale e vincitrice di tre Grammy Awards, propone un concerto nel quale ricerca musicale e impegno civile procedono insieme.
Il titolo dello spettacolo guarda direttamente a We Insist! Freedom Now Suite di Max Roach, storico lavoro legato alla stagione delle battaglie per i diritti civili negli Stati Uniti. Un riferimento che diventa il punto di partenza per una performance in cui la musica si fa anche voce collettiva e strumento di riflessione.
Bridgewater sarà accompagnata da un ensemble interamente femminile formato da Alexis Lombre al pianoforte, Rosa Brunello al basso elettrico e contrabbasso e Anne Paceo alla batteria.
L’appuntamento con Dee Dee Bridgewater arriva dopo due serate che hanno già dato una forte impronta internazionale a Terra Sonans.
Il 9 settembre è stato Salif Keïta a portare sul palco la propria musica e la tradizione del Mali. La voce dell’artista africano e la componente ritmica della sua proposta hanno coinvolto il pubblico dell’Anfiteatro Campano, trasformando la serata in una grande occasione di festa e condivisione.
A seguire, il festival ha ospitato l’incontro tra Jan Garbarek e Trilok Gurtu, due musicisti appartenenti a esperienze e tradizioni differenti. Il sassofonista norvegese e il percussionista indiano hanno costruito un dialogo musicale fatto di improvvisazione, ricerca e contaminazioni, in una serata resa ancora più suggestiva dalla presenza di una leggera pioggia.
Un’atmosfera particolare che non ha impedito al pubblico di seguire la performance e che, al contrario, ha contribuito a creare una cornice insolita per l’incontro tra il jazz di Garbarek e la ricchezza ritmica di Gurtu.
Rokia Traoré, tra tradizione e contemporaneità
Sabato 12 settembre sarà una giornata particolarmente ricca, con due concerti in programma nell’arco della stessa serata.
Alle ore 21 arriverà Rokia Traoré, artista maliana considerata una delle figure più originali e personali della musica africana contemporanea. Cantante, musicista e autrice, Traoré ha sviluppato nel corso della sua carriera un linguaggio capace di partire dalle radici della tradizione del Mali per confrontarsi con sonorità provenienti dal rock, dal folk e dalla canzone d’autore.
Il risultato è una musica aperta alla contaminazione e all’incontro, nella quale elementi differenti convivono senza perdere il legame con la propria origine.
La sua attività artistica si accompagna inoltre a un impegno rivolto alla formazione delle nuove generazioni. Nel 2009, infatti, Traoré ha fondato a Bamako la Fondation Passerelle, iniziativa dedicata alla formazione e al sostegno dei giovani artisti maliani.
La presenza dell’artista a Terra Sonans rappresenta quindi anche un’occasione per portare sul palco una visione della musica intesa non soltanto come espressione artistica, ma come strumento di crescita, formazione e dialogo tra generazioni e culture.
L’improvvisazione nella tradizione iraniana
Alle ore 22, sempre sabato, il programma si sposterà verso la tradizione musicale persiana con The Art of Improvisation in Iranian Music.
Sul palco si incontreranno Kayhan Kalhor, Kiya Tabassian e Niloufar Mohseni, tre musicisti impegnati in un percorso attraverso uno degli aspetti più caratteristici della musica iraniana: l’improvvisazione.
Il concerto nasce dall’incontro tra strumenti, sensibilità e percorsi differenti, mettendo al centro il rapporto tra poesia, spiritualità e virtuosismo.
Kayhan Kalhor, vincitore del Grammy Award e del Womex Artist Award, è uno dei più importanti interpreti del kamancheh, strumento ad arco appartenente alla tradizione persiana. La sua ricerca musicale ha contribuito a far conoscere questo patrimonio anche al di fuori dei confini iraniani.
Kiya Tabassian, compositore e fondatore dell’ensemble Constantinople, sarà invece protagonista con il setar, antico liuto della tradizione musicale iraniana. A completare il trio sarà Niloufar Mohseni con il tombak, strumento a percussione centrale nella musica persiana.
L’appuntamento offrirà così un’immersione nella tradizione iraniana attraverso una forma musicale nella quale l’esecuzione non è rigidamente vincolata, ma lascia spazio all’ascolto, alla sensibilità degli interpreti e alla costruzione istantanea del dialogo musicale.
“Rotte Clandestine”, il finale con Avitabile e Daby Touré
Il festival si concluderà domenica 13 settembre alle ore 21 con Enzo Avitabile e il progetto Rotte Clandestine, che vedrà la partecipazione di Daby Touré.
Per il direttore artistico della rassegna sarà un ritorno sul palco con un progetto pensato per raccontare, attraverso la musica, uno dei temi più complessi e attuali del nostro tempo: le migrazioni.
Daby Touré, cantante e musicista originario della Mauritania e naturalizzato francese, sarà al fianco di Avitabile in un percorso costruito attorno alle storie di uomini e donne che attraversano confini e territori alla ricerca di dignità, identità e di una possibilità di futuro.
Rotte Clandestine nasce così come un incontro tra suoni e parole, nel quale il tema delle migrazioni contemporanee diventa materia artistica e occasione di confronto. Le esperienze musicali di Avitabile e Touré, provenienti da tradizioni differenti, si incontrano per dare vita a un concerto nel quale il ritmo assume anche una dimensione narrativa.
Con loro sul palco ci saranno Gianluigi Di Fenza alla chitarra ed Emidio Ausiello ai tamburi a cornice. L’organico ridotto contribuisce a creare una dimensione intima, senza rinunciare al groove e alla forza ritmica che caratterizzano il lavoro di Avitabile.
Il dialogo tra i due protagonisti mette idealmente in comunicazione il Sud e il Nord del mondo, attraverso una musica che supera confini geografici e culturali. Le diverse tradizioni non vengono semplicemente accostate, ma diventano parte di un unico racconto dedicato al viaggio, all’identità e alla ricerca di una nuova possibilità.
Con questo appuntamento si chiude il percorso di Terra Sonans, una manifestazione che ha scelto l’Anfiteatro Campano come spazio di incontro tra musica, patrimonio culturale e contemporaneità, portando a Santa Maria Capua Vetere artisti e linguaggi provenienti da diverse parti del mondo.
Terra Sonans – Arte, Cultura e Vox Populi è promosso e finanziato dalla Regione Campania attraverso Scabec – Società Campana Beni Culturali, con Fondi di Coesione Italia 21–27.
Il festival rientra nelle azioni dedicate alla valorizzazione del patrimonio Unesco e degli Itinerari Culturali della Campania e si sviluppa in collaborazione con il Ministero della Cultura, la Direzione regionale Musei nazionali Campania e il Comune di Santa Maria Capua Vetere.
La produzione è curata da Black Tarantella, realtà legata anche al percorso artistico di Enzo Avitabile.
Dopo aver attraversato jazz, musica africana e tradizioni del Mediterraneo e dell’Asia, Terra Sonans affida dunque alle ultime tre serate un messaggio preciso: la musica può diventare uno spazio nel quale culture diverse si incontrano, dialogano e raccontano il mondo contemporaneo.