La bellezza, l’umanità, la potenza delle Sette opere di misericordia di Caravaggio del Pio Monte della Misericordia, ispira e muove Terzo Atto / Sette opere per un corpo, la nuova performance site specific di Mauro Maurizio Palumbo in programma il 14 e 15 maggio alle ore 19 proprio nel Complesso di via dei Tribunali.
L’artista conclude così un percorso costruito negli ultimi due anni lungo il Decumano Maggiore di Napoli, scegliendo alcuni dei luoghi più carichi di stratificazione simbolica della città come spazi di confronto tra corpo, memoria e immagine. Prima Blusansevero, nato dal dialogo con il Cristo velato nella Cappella Sansevero; poi TraPassati, sviluppato attorno alle Anime del Purgatorio di Massimo Stanzione nella Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco. Adesso il confronto con Le Sette Opere di Misericordia, probabilmente il dipinto che più di ogni altro restituisce il senso drammatico e materiale della città.
Palumbo non costruisce una rilettura del quadro. Piuttosto prova ad abitarne la densità umana. I corpi dipinti dal Merisi diventano presenze da attraversare, masse emotive con cui misurarsi fisicamente. La performance si sviluppa allora come una frizione continua tra immobilità e azione, luce e sottrazione, gesto e attesa.
La struttura dell’opera è articolata in tre movimenti. Il primo nasce dal silenzio, trattato come materia scenica e non come semplice sospensione. Il secondo prende forma dalla preghiera laica scritta da Giulio Baffi, affidata alla voce di Lino Guanciale e attraversata dalle invocazioni del soprano Ilaria Tucci e dagli interventi sonori della tromba di Ciro Riccardi. Il terzo movimento è interamente affidato alla corporeità di Palumbo, che costruisce una relazione fisica con il dipinto di Caravaggio lavorando su prossimità, resistenza e tensione muscolare.
Più che una performance tradizionale, Terzo Atto / Sette opere per un corpo sembra configurarsi come un dispositivo di relazione in cui anche il pubblico viene coinvolto dentro un’esperienza percettiva che modifica il rapporto con lo spazio sacro e con l’opera. Il lavoro non cerca effetti spettacolari, ma un grado di esposizione emotiva capace di mettere in crisi la distanza tra osservatore e immagine.
Importante anche la rete di collaborazioni che accompagna il progetto. Per la prima volta Giulio Baffi firma un testo destinato alla scena: sette frammenti nati quasi incidentalmente e poi diventati la struttura poetica dell’intero lavoro. Il Pio Monte della Misericordia ha sostenuto il progetto sin dall’inizio, mentre l’incasso delle due serate sarà devoluto ad ANT – Associazone Nazionale Tumori , impegnata nell’assistenza ai malati oncologici terminali. In occasione dell’evento, inoltre, Palumbo donerà un’opera alla collezione permanente del Pio Monte, ulteriore riflessione sul tema della compassione e della responsabilità verso l’altro.
In questo nuovo capitolo del suo percorso artistico, Palumbo sembra allontanarsi definitivamente dalla performance intesa come rappresentazione per avvicinarsi a una pratica di condivisione del corpo, dell’immagine e dello spazio.