Sulle spiagge l’umanità si divide in due grandi categorie: quelli che si rilassano e i genitori con i bambini piccoli. Due realtà parallele che hanno in comune solo il suono della voce dell’ambulante che annuncia «Cocco bello, cocco fresco». Per il primo gruppo si può parlare di vacanze, per il secondo al massimo di Giochi senza frontiere. Gli appartenenti alla prima categoria scendono in spiaggia con tranquillità, dopo un’abbondante colazione, con il sorriso rilassato, vestiti tutti carini. Si guardano intorno alla ricerca del posticino più tranquillo dovepoter adagiare il loro corpo assetato di sole.
I genitori, invece, arrivano in spiaggia alle otto di mattina già esauriti e stanchi. Tutti maltrattati e pronti per la battaglia quotidiana.
Gennarino, per esempio, appena arriva in spiaggia corre. Corre assai.
E io dopo tre secondi in spiaggia già sto correndo appresso a lui, che poi quest’anno ha preso pure la fissa di lanciare i sassi nell’acqua che ci stava scappando il trauma cranico a un ignaro bagnante che non ha considerato l’istinto omicida dell’infante.
I liberi da bambini arrivano in spiaggia al massimo con borsetta, cellulare e pareo.
I genitori arrivano che sembrano reduci da uno sfratto. Per trasportare tutto non ci vuole una borsa mare, ma un carrettino tipo quello delle grattachecca.
Protezione solare di tutti i gradi (si parte dalla numero 10 e si arriva allo schermo totale, passando per tutti i filtri possibili che Instagram in confronto è da dilettanti) e ancora doposole, cappellino, bandana, salvagente, braccioli, piscinetta, acqua, succhi di frutta. E mica finisce qui: merendina (caso mai c’hanno fame), spray antizanzare, costume di ricambio, maglietta di ricambio, o meglio mezzo armadio di ricambio, giochini vari, libri divisi per genere, borsa frigo, carrozzino, materassi e materassini, pane e mortadella (caso mai c’hanno ancora fame), scatole, scatoline, Barbie, Ken e tutta la razza loro, secchielli, palette, retino, canna da pesca e vermi (caso mai vogliono pescare, che fai non li fai pescare), robe strane, amuleti, acqua santa, sedativi e Xanax.
Quando scendo al mare non sono un essere umano, sono un animale da soma. Un ciuccio. Un asino. Uno scaricatore di porto.
Quelli normali poi in spiaggia leggono, ascoltano musica, dormono, parlano, bevono drink, sorridono, ammiccano, fanno il bagno, si abbronzano, fanno le stories su Instagram.
I genitori con i bimbi piccoli corrono. Corrono tutto il tempo. E quando non corrono cominciano con una serie di azioni che li rendono pericolosamente bipolari (psicologi, se leggete battete un colpo).
Facciamo il bagnetto, fa caldo – Usciamoli dall’acqua, fa freddo.
Mettili al sole, c’è il vento – Toglili dal sole, prendono l’insolazione.
Metti la maglietta fa freschetto – Togli la maglietta sta sudando.
E via così, nel giro di pochi secondi.
Tutto questo mentre uno vuole il secchiello, l’altro tiene sete, uno vuole giocare a riva, l’altra in spiaggia. Tutto un sali e scendi, asciuga uno bagna l’altro, prendi questo e posa quello.
In spiaggia ci sono due diverse umanità: quelli che si riposano e quelli che si stressano.
Due grandi gruppi che si ignorano, e a volte si odiano. Da una parte i genitori che guardano con sospetto chiunque si rilassi. Una sorta di invidia repressa, di malinconia post-traumatica. Dall’altra quelli senza bambini, che non sopportano i genitori, i ragazzini, le mamme, i papà, le urla, i pianti, le palette, i palloni, i bambini che passano sui teli. E tra un selfie e un altro cercano su Google “dove trovare spiagge senza bambini”.
Due realtà parallele. Due condizioni diverse, quelli che le vacanze se le fanno in spiaggia e quelli, come me, che per farsi le ferie devono tornare in ufficio. A lavorare.
Le ferie, come scrive la Treccani, sono un periodo di riposo, di vacanza.
E quindi per i genitori con bambini piccoli non si tratta mai, tecnicamente, di ferie.
Per cortesia, chiamatele come volete, ma non chiamatele ferie.
Non mi pare il termine più adeguato. Lo dice pure la Treccani.
Estratto da #12papà Calendario della paternità di Giovanni Salzano edito da Ultra Edizioni