Ci sono luoghi che raccontano la storia di un territorio meglio di qualsiasi libro. Villa Ferretti a Bacoli è uno di questi.
Affacciata sul mare ai piedi del Castello Aragonese di Baia, questa elegante residenza ottocentesca è oggi il simbolo di una delle più importanti esperienze di recupero di un bene confiscato alla criminalità organizzata. Un percorso che quest’anno celebra un traguardo significativo: dieci anni di restituzione alla collettività.
Dove un tempo sorgeva la “reggia” di un clan camorristico, oggi trovano spazio la cultura, la ricerca scientifica, l’università e il tempo libero. Una trasformazione che rappresenta una vittoria dello Stato, delle istituzioni e di un’intera comunità che ha scelto di credere nella legalità.
La storia di Villa Ferretti affonda le radici alla fine dell’Ottocento, quando la facoltosa famiglia Ferretti, armatori di origine genovese e protagonisti dell’imprenditoria navale dell’epoca, decise di costruire a Baia la propria residenza estiva. Circondata da un parco di un ettaro e mezzo e dotata di una suggestiva spiaggia privata, la villa occupa una posizione unica, con una vista che abbraccia il Golfo Flegreo e il Castello Aragonese.
L’edificio, realizzato in tufo giallo locale e caratterizzato dagli eleganti prospetti rosso pompeiano impreziositi da elementi neoclassici, rappresentava il fascino della Belle Époque flegrea. Nel corso del Novecento la proprietà cambiò più volte fino a finire, nel 1990, nelle mani di un boss della camorra, che ne fece il quartier generale del clan operante tra Bacoli, Monte di Procida e Scampia.
Nel 1995 arrivò il sequestro da parte della Direzione Antimafia e due anni dopo la confisca definitiva. Tuttavia, per oltre vent’anni, Villa Ferretti rimase in uno stato di completo abbandono. Degrado, incuria e occupazioni abusive sembravano aver cancellato ogni speranza di rinascita.
La vera rinascita prende forma nel 2016, quando il Comune di Bacoli restituisce finalmente il complesso alla cittadinanza. Il giardino, per anni trasformato in parcheggio abusivo, diventa un grande parco pubblico. La spiaggia viene restituita alla libera fruizione dei cittadini. Nasce un teatro all’aperto affacciato sul mare, destinato a ospitare spettacoli, concerti e manifestazioni culturali.
Villa Ferretti diventa così il primo esempio in Italia di parco archeologico comunale realizzato all’interno di un bene confiscato alle mafie. Un risultato che rappresenta un modello nazionale di riutilizzo sociale del patrimonio sottratto alla criminalità organizzata.
Negli anni successivi il recupero non si è fermato. Grazie a finanziamenti regionali ed europei, nel 2022 il Comune di Bacoli e l’Università degli Studi di Napoli Federico II hanno sottoscritto un accordo che ha affidato la villa all’Ateneo per 99 anni.
Oggi Villa Ferretti ospita il Centro di Alta Formazione sull’Umanistica Digitale ed è sede di importanti attività accademiche e di ricerca. Gli studenti di Biologia Marina svolgono direttamente nelle acque antistanti attività di studio sulla flora e sulla fauna del Golfo, mentre la villa ospita anche la sede della Soprintendenza dell’Area Metropolitana di Napoli dedicata all’archeologia subacquea.
La sua posizione è infatti straordinaria: sorge al confine con il Parco Archeologico Sommerso di Baia, uno dei siti archeologici subacquei più importanti del Mediterraneo. Nel parco emergono inoltre i resti di una domus romana di età imperiale, probabilmente appartenuta a Cornelio Dolabella, creando un eccezionale collegamento tra patrimonio archeologico emerso e sommerso, un caso unico in Italia.
In occasione del decennale della rinascita, il sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, ha affidato ai social il racconto di questo percorso.
«Questa era una villa della camorra. Sul mare di Bacoli. La reggia del clan. Dieci anni fa ne abbiamo cambiato la storia, aprendola a tutti», ha scritto il primo cittadino.
Oggi, ricorda il sindaco, Villa Ferretti è «l’Università più bella d’Italia», è una spiaggia libera frequentata ogni estate da migliaia di persone, un parco pubblico, un teatro all’aperto e un centro di ricerca scientifica.
«Villa Ferretti è bene comune. Parco archeologico comunale in un bene confiscato alle mafie: il primo caso in Italia», sottolinea Della Ragione, ricordando come, dopo la confisca, la struttura fosse rimasta per oltre vent’anni abbandonata all’incuria.
Oggi Villa Ferretti rappresenta molto più di un edificio recuperato. È la dimostrazione concreta di come un bene sottratto alla criminalità possa trasformarsi in uno spazio di crescita collettiva, ricerca, cultura e partecipazione.
Il suo parco continua a essere interessato da nuovi progetti di valorizzazione archeologica che porteranno allo scavo, al recupero e alla fruizione dei resti della villa romana che si estendeva dalla collina fino al mare, contribuendo a ricostruire la storia dell’antica Baia.
Da simbolo del potere criminale a luogo di conoscenza e condivisione, Villa Ferretti è oggi il volto di una comunità che ha scelto di investire sul proprio patrimonio e sulla propria identità.
Come ha scritto il sindaco Della Ragione, la sua storia può essere riassunta in poche parole: «Da villa del boss a villa di tutti. Un miracolo civico. Insieme, nulla è più impossibile. Un passo alla volta».