La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – museo Madre di Napoli dedica a Uri Aran la sua prima grande retrospettiva in un’istituzione museale italiana. La mostra, intitolata Untitled (I love you) e curata dalla direttrice Eva Fabbris, apre al pubblico giovedì 12 febbraio alle ore 18 e resterà visitabile fino al 18 maggio.
Il progetto occupa circa 800 metri quadrati e riunisce oltre 170 opere, tra lavori storici, installazioni riallestite e nuove produzioni concepite appositamente per gli spazi del museo. Il titolo riprende uno dei primi video dell’artista e introduce un percorso che attraversa più di vent’anni di ricerca, restituendone la coerenza e la continua trasformazione.
L’esposizione propone un’immersione nell’universo di Aran, dove scultura, video, suono, disegno e scrittura convivono senza gerarchie. La sua pratica si sviluppa come un sistema aperto: parole, oggetti e immagini funzionano come elementi di un vocabolario instabile, in cui il significato non è mai fisso ma si costruisce attraverso relazioni, ripetizioni e spostamenti di senso.
Al centro del lavoro emerge un’indagine sul linguaggio come spazio affettivo e politico. Aran mette in tensione segni e materia, comunicazione e ambiguità, costruendo dispositivi che evocano tanto l’ordine quanto la fragilità dei sistemi con cui organizziamo l’esperienza. Scrivanie, tavoli, materiali d’ufficio e oggetti comuni vengono riassemblati secondo una logica che l’artista definisce “formalismo burocratico”: gesti ripetitivi come misurare, classificare o archiviare diventano azioni cariche di ironia e vulnerabilità.
Ricorrenti nelle sue opere sono le fototessere, immagini anonime che sottraggono identità invece di definirla. Private di coordinate biografiche, queste presenze suggeriscono uno scarto rispetto ai meccanismi di riconoscimento istituzionale e riflettono, in filigrana, l’esperienza migratoria dell’artista. L’opera si attiva proprio nello spazio della domanda: chi sono queste persone? Qual è il loro legame con l’autore? L’assenza di risposta diventa parte integrante del lavoro.
La retrospettiva al Madre si configura come un ambiente unitario, in cui le opere dialogano tra loro generando connessioni inattese. Più che offrire interpretazioni definitive, il percorso invita a sostare nell’incertezza e ad accettare la dimensione provvisoria del senso. In questo scarto, tra parola e silenzio, si colloca la forza poetica della ricerca di Aran.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo e da un programma pubblico che coinvolgerà artisti e curatori internazionali in incontri, letture e momenti performativi. Da marzo prenderanno avvio anche attività didattiche dedicate ai più giovani, insieme a visite guidate per adulti volte ad approfondire temi e processi della pratica dell’artista. Il programma si inaugura con una visita speciale condotta da Eva Fabbris domenica 22 febbraio, dalle 16 alle 17.
Nato a Gerusalemme nel 1977, Uri Aran vive e lavora a New York. Dopo gli studi alla Cooper Union, ha conseguito un MFA alla Columbia University nel 2007. Ha partecipato alla 55ª Biennale di Venezia e alla Whitney Biennial, oltre a presentare mostre personali in istituzioni internazionali quali la Kunsthalle Zürich, il Kölnischer Kunstverein e il Walker Art Center di Minneapolis. Attualmente insegna nel programma MFA della School of Visual Arts di New York ed è Visiting Critic alla Columbia University.