“Questo è un mondo che io non capisco più. È un mondo folle”. È una riflessione amara, ma anche coerente con il suo cinema, quella con cui Carlo Verdone accompagna l’uscita del suo nuovo film, Scuola di seduzione, da lui diretto e interpretato e scritto insieme a Pasquale Plastino e Luca Mastrogiovanni, che sarà disponibile dal 1° aprile in esclusiva su Paramount+.
Si tratta di un ritorno significativo alla regia cinematografica dopo gli anni dedicati alla serialità. Un passaggio che il regista non nasconde essere stato impegnativo: “Mi chiedevo se fossi ancora in grado di sostenere i ritmi del cinema, perché il film è molto più complesso della serie: devi condensare tutto in poco tempo, costruire una storia che abbia un inizio e una fine chiari, e soprattutto reggere il peso della scrittura”.
Al centro del racconto c’è un gruppo eterogeneo di personaggi accomunati da difficoltà sentimentali e relazionali, che si ritrovano a seguire le lezioni di una misteriosa love coach. Un dispositivo narrativo che consente a Verdone di costruire un film corale, scelta voluta e rivendicata: “Ho voluto fare una commedia corale, dove ogni personaggio ha il suo spazio e la sua dignità, senza che uno scavalchi l’altro. È un equilibrio difficile, perché devi dare ritmo ma anche profondità”.
La coralità diventa così lo strumento per raccontare un’umanità fragile, spaesata, spesso incapace di orientarsi nei rapporti affettivi. Un tema che attraversa tutto il film e che riflette un cambiamento più ampio della società contemporanea. “È un ritorno alle origini per me, ma con una consapevolezza diversa: oggi racconto personaggi più fragili, più spaventati, che cercano un contatto umano in un mondo che li spinge sempre più verso l’isolamento”.
Verdone, però, insiste su un elemento che considera imprescindibile: la qualità della scrittura. “Il problema vero resta sempre la sceneggiatura: se non è solida, se non è credibile, non puoi fare un buon film. Puoi avere grandi attori, una bella regia, ma senza una buona base tutto crolla”. Una dichiarazione che suona come una presa di posizione netta in un panorama produttivo spesso orientato alla velocità più che alla profondità.
Il tono del film si allontana dalla comicità pura per avvicinarsi a una dimensione più sfumata, in equilibrio tra ironia e malinconia. “Il finale è pieno di tenerezza e sensibilità, perché credo che oggi il pubblico abbia bisogno anche di questo: non solo risate, ma emozioni vere, un po’ di malinconia, quella che io chiamo malincomicità”. Una cifra stilistica che accompagna da sempre il cinema di Verdone, ma che qui sembra accentuarsi, riflettendo un tempo più incerto e complesso.
Non a caso, il tema delle relazioni è affrontato tenendo conto delle trasformazioni introdotte dalla tecnologia e dai nuovi strumenti di comunicazione. “Scrivere questo film è stato delicato, molto delicato, perché parlare di sentimenti oggi significa confrontarsi con un mondo cambiato, dove le relazioni passano anche attraverso strumenti freddi come le app”.
Con Scuola di seduzione, Verdone propone dunque un racconto che, pur restando fedele al suo sguardo sull’uomo comune, si misura con le contraddizioni del presente. Un film che osserva, con ironia e partecipazione, le fragilità di una società sempre più connessa ma, allo stesso tempo, sempre più sola.