È un corpo fatto di più corpi, che esce dall’oscurità quello di Glory Hall , in chiusura del trittico di danza contemporanea al Bellini di Napoli dove è in scena fino al 29 marzo 2026 (sabato alle 19, domenica alle 18) Solo Echo, Reconciliatio, Glory Hall di Pite-Preljocaj-Tortelli.
Nei trenta minuti di Glory Hall sedici danzatori (di Aterballetto) sembrano sospesi, attraversando particelle di luce che scivolano dal soffitto come coriandoli, senza mai toccare terra. Diego Tortelli, coreografo dello show di chiusura delle Olimpiadi invernali, immagina uno spazio di movimento in cui il balletto diventa libertà di espressione, estremamente sensuale e ribelle, con una precisione tecnica che fa riconciliare con la danza contemporanea anche chi è ormai abituato a vederla solo nell’ottica dell’esibizionismo spinto, del virtuosismo solipsista.
Qui invece i ballerini danzano all’unisono, accompagnati dal crescendo della musica post rock dei Godspeed You! Black Emperor e dello statunitense Oneohtrix Point Never, senza sbavature, ma con il coinvolgimento totale del pubblico.
Poetica e rarefatta è Reconciliatio, la performance di mezzo – coreografia Angelin Preljocaj – che richiama l’Apocalisse ma solo per svelare ciò che non vediamo, con un delicato duetto femminile in bianco, che restituisce un senso diffuso di malinconia, di triste, testarda incoscienza.
E poi, andando a ritroso, il grandioso Solo Echo di Crystal Type che apre lo spettacolo, ideato per il Nederlands Dans Theater e al Bellini con il riallestimento per CCN/Aterballetto. Sette danzatori che arrivano in scena con una tecnica apparentemente statica, e poi diventano plastici, sulle musiche per violoncello e pianoforte di Johannes Brahms e ispirate alla poesia Lines for Winter di Mark Strand.
Qui si realizza ciò che è, o dovrebbe essere, la danza contemporanea, vale a dire la capacità di vincere sulle gabbie dello stile e della tecnica classica per rendersi liberi, per lanciare, attraverso le mille esplorazioni del corpo, messaggi universali, segnali di un mondo fluido che riesce, però, ancora a incontrarsi.
Da non perdere.
Foto di copertina: Solo Echo – di Christophe Bernard