Tommaso Rossi, oltre alla sua attività come flautista, è direttore artistico di importanti realtà musicali come l’Associazione Scarlatti. Il suo lavoro si concentra sulla costruzione di stagioni concertistiche che mettono in dialogo luoghi, linguaggi e pubblici diversi, con un’attenzione particolare alla qualità artistica e alla sperimentazione.
La stagione “Le Vie della Musica” mette in dialogo tradizione e sperimentazione. Qual è il filo conduttore tra progetti così diversi come I fiori musicali, Systema Naturae e Improvvi_dance?
“I fiori musicali” è una piccola rassegna ospitata nel refettorio del Convento di Regina Coeli, uno spazio dall’acustica cristallina adatto a piccoli ensemble e a musiche che richiedono ascolto attento. Progetti come Systema Naturae di Alessandra Bellino e Improvvi_dance di Alessandra Petitti e Giacomo Calabrese esplorano invece il rapporto tra musica, teatro e danza, sul versante del teatro musicale e dell’interdisciplinarità.
Quanto incide la scelta degli spazi sull’ideazione dei concerti?
Partendo dalla carenza cronica di spazi pensati specificamente per la musica a Napoli e in Campania, si fa di necessità virtù. I programmi vengono immaginati in relazione agli spazi che si vogliono abitare con suoni e performance, adattando le proposte ai luoghi disponibili.
Quando costruisce una stagione, cosa guida le sue scelte: eccellenza o capacità di sorprendere?
L’eccellenza artistica è fondamentale e coincide spesso con la capacità di sorprendere. A volte è necessario cercare strade nuove e rischiose, altre volte consolidare proposte già collaudate. In ogni caso la qualità resta centrale: bisogna puntare alla bellezza e alla professionalità senza compromessi.
Qual è la decisione più difficile: scegliere cosa suonare o cosa proporre al pubblico?
L’obiettivo è far innamorare il pubblico delle cose che si amano. L’esecutore ha un approccio più personale e soggettivo, mentre il direttore artistico deve costruire una stagione equilibrata e rivolta a un pubblico ampio. Spesso però queste due dimensioni coincidono.
Quali sono stati gli incontri artistici più importanti del suo percorso?
Fondamentali sono stati i maestri: Pasquale Esposito, con cui ha studiato flauto traverso al Conservatorio di Napoli; Paolo Capirci, che gli ha aperto le possibilità del flauto dolce; e Antonio Florio, figura centrale per la musica antica napoletana, con cui ha iniziato a suonare a 22 anni. Importante anche Claudio Lugo, storico direttore di Dissonanzen, da cui ha appreso molto sulla musica contemporanea e sull’improvvisazione.