Ci vuole un’idea per catturare il pubblico. Ed è proprio su questo che lavora, sempre, la regista ed attrice Rosalba Di Girolamo. Con la prima nazionale al Maschio Angioino, inserita nell’Estate a Napoli 2026, NAPOL→OZ – Canto per un regno usurpato si rifiuta di fare semplice spettacolo e sceglie la via della critica diretta ai sistemi di controllo di oggi. Quando il potere si regge sulle bugie e sulla propaganda, smontare l’inganno diventa un dovere per l’arte.
Il lavoro ideato e diretto da Rosalba Di Girolamo per Babayaga Teatro trova la sua chiave di lettura nelle parole della stessa regista: ritrovare nella favola di Frank Baum e nel film muto del 1925 di Larry Semon la storia di “un potere costruito sull’apparenza”, governato da un mago truffatore. È qui il cuore dell’opera. Il film del 1925, ripulito da ogni effetto nostalgia grazie al lavoro di rielaborazione e montaggio di Alessandra Carchedi, smette di essere un vecchio reperto e diventa uno specchio affilato del nostro presente.
Sta in questo passaggio la forza dello spettacolo. La vicenda del regno derubato della sua guida e ingannato dalle menzogne non resta una favola, ma si sovrappone in modo evidente alla tragedia della Striscia di Gaza. Il paragone con il dramma palestinese non ha bisogno di slogan o spiegazioni didascaliche: funziona per la forza delle immagini e del senso. Oz mostra la realtà di Gaza, dell’Ucraina in guerra; il Mago impostore rappresenta la macchina politica e mediatica che giustifica l’occupazione, la sottrazione della terra e il tentativo di cancellare un popolo.
Scegliere di raccontare tutto questo attraverso lo sguardo di Napoli non è un dettaglio di colore, ma la scelta di usare la città per quello che è sempre stata: un luogo di resistenza culturale e di riscatto, dove l’arte ha il coraggio di schierarsi.
Sul piano della scena, la musica dal vivo suonata da Pier Paolo Polcari con Antonio Della Ragione, insieme al canto di Sara Vanderwert e alla voce di Rosalba Di Girolamo, non fa da semplice sottofondo alle immagini. Al contrario ne amplifica la carica politica, creando una tensione continua che chiama chi guarda a non restare indifferente.
Un insieme artistico di pregio che anima le immagini, le rende entità vive, nella totale pulizia tecnica.
Ricordando che “l’arte è un fatto politico, ma sempre e comunque poetico”, la Di Girolamo firma uno spettacolo di rara forza. NAPOL→OZ dimostra che, davanti all’ingiustizia e alle bugie del potere, il teatro funziona davvero solo quando strappa il velo delle apparenze e mostra i conflitti per quello che sono.
Una nota finale sul luogo che ospita l’evento, il Maschio Angioino. Entrare nel castello è già di per sé un varcare la soglia dove il potere risiedeva e sembra di sentire le voci di tutti coloro che in questo luogo hanno cambiato la storia. E forse , anzi di sicuro, “un giorno servirà ricordare tutto questo”.