Per tre sere, il 5, 12 e 19 giugno, il Macellum di Pozzuoli, il cosiddetto Tempio di Serapide , smetterà di essere soltanto un luogo archeologico da osservare in silenzio e tornerà a vivere attraverso il suono.
“Colonne Sonore”, progetto curato da Carla Travierso e promosso dal Comune di Pozzuoli insieme alla Città Metropolitana di Napoli, nasce proprio da questa idea: mettere la musica dentro la memoria della città, senza trasformare il patrimonio storico in una semplice scenografia turistica.
Le antiche colonne del Macellum diventano così parte integrante dell’esperienza. Non sfondo decorativo, ma corpo vivo dello spettacolo. Un luogo che conserva il peso del tempo e che, per tre appuntamenti gratuiti proverà a dialogare con linguaggi musicali molto diversi tra loro.
La rassegna si apre il 5 giugno con la Nuova Orchestra Scarlatti diretta da Gaetano Russo, protagonista di un concerto dedicato alle grandi colonne sonore del cinema italiano e internazionale. Morricone, Rota, Piovani, John Williams: musiche che hanno smesso da tempo di appartenere soltanto ai film da cui provengono e che ormai abitano la memoria collettiva.
Da “C’era una volta in America” a “Nuovo Cinema Paradiso”, da “Schindler’s List” a “Il Postino”, il concerto attraversa immagini che il pubblico conosce ancora prima delle note. Ma accanto al repertorio cinematografico trovano spazio anche Verdi, Shostakovich e Mozart, in un programma che evita l’effetto nostalgia e prova invece a costruire un dialogo tra cinema, musica colta e memoria emotiva.
Il secondo appuntamento, il 12 giugno, cambia completamente atmosfera. Peppe Servillo e il Solis String Quartet portano in scena “Carosonamente”, omaggio a Renato Carosone e a quella Napoli capace di fondere swing americano, ironia teatrale e tradizione partenopea.
Ma anche qui il rischio dell’operazione celebrativa viene evitato. Servillo sceglie infatti di lavorare sulle ambiguità e sulla modernità di Carosone, artista che aveva intuito molto prima di altri quanto Napoli fosse naturalmente contaminata, internazionale, musicalmente irregolare.
“Tu vuò fa’ l’americano”, “‘O sarracino”, “Torero” e “Pigliate ’na pastiglia” diventano così molto più di semplici classici popolari: fotografie sonore di una città che ha sempre giocato con le identità e con le influenze culturali.
Il 19 giugno la chiusura è affidata a Marco Zurzolo con “I napoletani non sono romantici…”, titolo che già contiene una provocazione. Il concerto attraversa jazz, sonorità mediterranee e canzone napoletana costruendo un ritratto della città lontano dagli stereotipi più consumati.
Nella musica di Zurzolo convivono malinconia e vitalità, improvvisazione e memoria popolare. Napoli emerge come luogo complesso, mai completamente addomesticabile, sospeso tra caos urbano e delicatezza musicale.
Ed è forse proprio questa la forza più interessante di “Colonne Sonore”: usare la musica non per ‘monumentalizzare’ il passato, ma per rimetterlo in circolo e viverlo.