Luigi Savino è il presidente della sezione campana dell’Associazione cardio trapiantati italiani, che conta circa 400 persone nella nostra regione, Puglia e Basilicata. L’Acti si occupa di tutelare, supportare e assistere i pazienti che hanno subito un trapianto di cuore o che sono in attesa del trapianto, insieme ai loro familiari, offrendo supporto psicologico, consulenza legale e anche volontariato in ospedale. Sulla vicenda di Domenico l’associazione si è espressa con un comunicato abbastanza stringato. È stata una scelta di rispetto e silenzio. Vediamone più da vicino le ragioni.
Presidente Savino il caso di Domenico ha commosso l’Italia, come associazione che posizione avete preso?
«Conosciamo bene per esperienza personale l’eccellenza dell’ospedale Monaldi, dove ci sono professionisti seri e preparati che fanno il loro lavoro in scienza e coscienza. Questa vicenda è stata molto strumentalizzata, ne abbiamo sentite veramente tante di oscenità. Noi siamo stati in silenzio fino ad oggi per rispetto di Domenico e dei medici, che ripeto per noi sono una grande eccellenza. Molte sentenze sono state sparate da persone che spesso non conoscono i fatti, queste ci hanno disgustato. Sulla vicenda giudiziaria, crediamo ovviamente nel lavoro della magistratura».
E sotto il profilo umano?
«È chiaro che ci abbia profondamente colpito, perché Domenico è un bambino e perché, da trapiantati, abbiamo “sentito” in maniera particolare la situazione. Io ho 72 anni e sono trapiantato da 20, per questo ci tengo a sottolineare che sono seguito in maniera eccellente al Monaldi, attraverso il follow up (i controlli successivi) che è uno dei migliori in Italia, e per qualunque emergenza o urgenza si dovesse verificare. Quest’anno ci sono stati 23 trapianti andati a buon fine: l’ultimo su un bambino di 11 mesi».
Perché tutto questo clamore mediatico?
«Credo che molto sia stato fatto e detto, ancora una volta per infangare la sanità campana, sappiamo bene che ci sono degli interessi incredibili nella spartizione dei fondi destinati al comparto, anzi mi chiedo come mai non sia stata fatta nessuna intervista a Bolzano: spesso nelle vicende che riguardano la nostra città e la nostra regione noi ci facciamo del male da soli, mentre gli altri sono bravi a nascondere. Ci siamo messi in pasto ai leoni».
Certo bisognerà accertare le responsabilità.
«I dati dicono che negli ultimi tre anni al Monaldi i trapianti sono aumentati del 43 per cento, anche grazie alla nascita del Centro unico trapianti. Tra l’altro abbiamo fatto un convegno a dicembre in cui è venuto fuori che l’indice di insuccessi a Napoli per i trapianti è uno dei più bassi in Italia».
48 bambini in attesa in Italia
Sono 48 in Italia i bambini e ragazzi da 0 a 17 anni in attesa di un trapianto di cuore nell’ambito del programma nazionale pediatrico, secondo gli ultimi dati disponibili del Centro nazionale trapianti (Cnt) aggiornati al 31 dicembre 2024. Un intervento delicato anche per la rarità dell’organo trapiantabile in funzione della giovane età dei pazienti, come nel caso del piccolo di 2 anni in attesa di un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli dopo che il primo trapianto cardiaco cui è stato sottoposto lo scorso 23 dicembre non è andato a buon fine a causa di una cattiva conservazione dell’organo nel trasferimento da Bolzano a Napoli e per cui ora sono indagate sei persone tra medici e paramedici tra Campania e Trentino. Dal 1996 è attivo in Italia il programma pediatrico nazionale per i trapianti, con un’unica lista d’attesa nazionale per tutti i tipi di trapianto pediatrico. Vengono attribuiti prioritariamente a pazienti pediatrici i cuori prelevati da donatore in età inferiore ai 18 anni. Il cuore viene assegnato tenendo conto di vari
fattori: gruppo sanguigno AB0 compatibile, dimensioni compatibili, gravità clinica del ricevente, sede del prelievo, anzianità di lista del ricevente. Ovviamente i bimbi in una condizione di urgenza, come nel caso del piccolo ricoverato a Napoli, saranno i destinatari del primo cuore pediatrico disponibile in Italia.