l grande pannello in ceramica di Diodoro Cossa torna a raccontare Amalfi con rinnovata intensità. Dopo un accurato intervento di restauro, l’opera è stata restituita alla città nel suo splendore originario, tornando a essere non solo elemento decorativo, ma narrazione visiva di una storia millenaria che continua a vivere tra le architetture e i vicoli dell’antica Repubblica Marinara.
Installato sulla facciata di Palazzo San Benedetto, oggi sede del Comune, il pannello torna a dialogare con lo spazio urbano in una doppia dimensione: di giorno, attraversato dalla luce naturale che ne esalta i colori, e di notte, grazie al ripristino dell’illuminazione che ne valorizza dettagli e profondità. Un ritorno che segna anche la conclusione di un più ampio percorso di riqualificazione, avviato un anno fa con il restauro della facciata principale dello storico edificio.
L’intervento sul pannello si inserisce infatti in un progetto articolato che ha interessato l’intero complesso e le aree circostanti, dalla nuova Piazza Municipio fino alle facciate interne e agli spazi di accesso alla città. In questo disegno si colloca anche l’installazione delle opere ceramiche di Clara Garesio, che contribuiscono a ridisegnare l’ingresso urbano con un linguaggio contemporaneo capace di dialogare con la tradizione.
Il restauro del pannello ha richiesto un lavoro meticoloso, reso necessario dall’azione del tempo e degli agenti atmosferici. Dopo una prima fase di messa in sicurezza, con il ripristino della copertura, si è proceduto alla pulizia delle superfici e alla rimozione dei depositi causati dalla salsedine. Successivamente, le superfici sono state consolidate e le lacune integrate attraverso interventi pittorici calibrati, fino all’applicazione di uno strato protettivo finale.
Finanziato con fondi provenienti dall’imposta di soggiorno, l’intervento rappresenta un esempio concreto di come le risorse legate al turismo possano essere reinvestite nella tutela e valorizzazione del patrimonio. Un investimento che si inserisce in una strategia più ampia, volta a preservare e rendere accessibili i simboli della storia amalfitana.
Il pannello, realizzato nel 1968, è molto più di un’opera decorativa. Attraverso una complessa composizione iconografica, racconta le origini e lo sviluppo della città: dalle rotte commerciali con l’Oriente al ruolo centrale nel Mediterraneo medievale, fino alle trasformazioni sociali ed economiche che ne hanno segnato il percorso. Le immagini scorrono come un racconto continuo, in cui si intrecciano episodi storici, figure simboliche e scene di vita quotidiana.
Nella parte inferiore, l’attenzione si sposta sugli elementi identitari: le architetture, i mestieri, le tradizioni. Emergono così la lavorazione della carta a mano, i terrazzamenti coltivati a limoni, i segni di una cultura materiale che ancora oggi definisce il paesaggio e l’identità del territorio. Un racconto che si chiude con un’immagine augurale, simbolo di continuità e futuro.
Il restauro restituisce quindi non solo un’opera, ma un frammento di memoria collettiva. Un segno visibile di come la città scelga di custodire il proprio passato, integrandolo in una visione contemporanea dello spazio urbano. Amalfi, in questo senso, si conferma laboratorio di equilibrio tra conservazione e trasformazione, dove ogni intervento diventa occasione per rafforzare il legame tra storia, comunità e paesaggio.
Sotto lo sguardo vigile della Soprintendenza, il progetto ha seguito criteri di rispetto e coerenza, restituendo al pannello la sua funzione originaria: raccontare. E oggi, più che mai, quella narrazione torna a essere leggibile, viva, parte integrante di una città che continua a riconoscersi nei propri simboli.