Esattamente un anno fa giravamo ubriachi per strada a festeggiare uno scudetto di irripetibile bellezza, pullman scoperti avvolti nel fumo blu sfilavano sul lungomare più bello del mondo e insegnavamo a un allenatore che aveva vinto un bel po’ cosa significa davvero festeggiare. Con reciproca soddisfazione da ambo le parti, ecco. Forse quella sfilata convinceva l’allenatore che aveva vinto un bel po’ a restare un altro anno, non lo possiamo sapere. Mi piace pensarlo. Ma quel calore non è bastato per farlo restare un terzo anno. Forse ci sono cose che neanche noi possiamo fare.A due anni dal suo arrivo, dopo aver vinto uno scudetto (con una squadra che l’anno precedente era arrivata al decimo posto), una supercoppa, poi un secondo posto in un anno costellato di infortuni di ogni genere, qualità a e misura, Antonio Conte dice che il suo ciclo a Napoli si è concluso. E a me dispiace, molto. Ho sperato fino alla fine che De Laurentiis ci sorprendesse con un colpo di scena dei suoi. E invece.Mi dispiace perché Conte è bravo, un lavoratore, uno che sta sempre incazzato e pretende tantissimo. E poi è soprattutto una persona seria, non è uno che finge di darti il cuore e poi se lo riprende: “non mi chiedete di cantare chi non salta juventino è” disse una volta, e io lo apprezzai molto: è juventino, lo era ieri, tornerà a esserlo domani mattina, non lo ha mai nascosto. Ma nei due anni in cui è stato qui è stato napoletano come pochi altri. Non come altri, che vabbè, che lo dico a fare. Non parla a vuoto, è serio, concreto, magari un rompipalle, ma quale allenatore bravo non lo è? Ma quale persona brava sul lavoro non lo è?Mi mancherà moltissimo, ci mancherà moltissimo, e resterà sempre il sospetto non verificabile che se fosse rimasto ancora di scudetto ne avrebbe vinto un altro. E poi un altro ancora. Ma non succederà.
Il messaggio che lascia andando via fa ancora più male della sua partenza: la constatazione amara di una piazza spaccata, piena di “falliti che criticano per un like in più, o per farsi belli nelle trasmissioni sportive”. Gentarella che critica Antonio Conte, dopo uno scudetto, una supercoppa, un secondo posto. Nostalgici di un bel gioco del bel tempo che fu, che non ti cuce nulla sulla maglia e non ti fa sollevare niente al cielo. Roba da matti.Ci sono stati addii più traumatici, dicono. Non sono d’accordo. Il fatto che tutto lo stadio si sia alzato in piedi, con le lacrime agli occhi, per salutarlo, non vuol dire che questo sia un addio sereno, anzi.
Per Napoli perdere un allenatore così è la sconfitta più dolorosa. Altro che “non traumatico”. Io sono traumatizzata eccome! Non so cosa succederà domani.Se Conte andrà alla Nazionale (ma chi te lo fa fare?).Chi allenerà il Napoli dall’anno prossimo. Se non è trauma questo, non so, ditemi voi.So che anche se l’anno prossimo dovessi allenare la Juve, io ti vorrò sempre bene Mister. Sempre e per sempre. Grazie per tutto quello che ci hai regalato, per le emozioni indescrivibili che ci siamo scambiati. Questa sarà sempre casa tua. E quelli lasciali stare. Hai ragione, sono solo dei falliti.
Foto di copertina: Carlo Hermann