Io un po’ lo capisco, questo Napoli, perché ce l’ho anche io. Il metabolismo lento, intendo. Il risveglio faticoso. Che suona la sveglia e non sai chi sei, dove sei, perché, che devi fare, se devi andare al lavoro o sei in un hotel a Palinuro o a Parigi. O in una tenda in un campeggio a Marina di Camerota, che ne so. Se devi prendere la metro, la macchina, andare a piedi. Che il caffè basta a stento ad aprire completamente un occhio e a trascinarmi a lavarmi i denti. Per l’altro occhio ci sta tempo. Sono a casa. Devo andare al lavoro. Piove. Che palle. E piano piano ci si riprende, si fa colazione, si prendono le medicine, doccia, i vestiti preparati la sera prima perché se no al lavoro ci arrivo ancora più tardi. Risveglio diesel, insomma. Poi a metà mattinata sono un fulmine, eh? Riesco ad avere almeno tre buone idee prima di pranzo. Sempre. Quasi sempre. Ma la mattina no, la mattina mi possono parlare solo Presta e Dose del Ruggito del coniglio.Il Napoli ha il mio metabolismo. Solo che a volte il risveglio, il fulmine, le tre buone idee prima di pranzo non arrivano. O arrivano troppo tardi. Il Napoli parte piano, ma piano assai, è successo la settimana scorsa contro il Parma e con la Lazio sabato sera. Manco il tempo di un caffè e siamo sotto di un gol. Manco il tempo di dire buongiorno. Che poi Buongiorno ha la sua responsabilità, in tutto questo, che beffa, sia sui gol che sul rigore che per fortuna Milinkovic Savic para.
Sulla panchina avversaria c’è l’allenatore del Napoli più bello del millennio, anche se non lo amiamo più, in tribuna il capitano di quel Napoli, che noi amiamo ancora, ma non basta come nume tutelare. (Quanto è bello Marek, non ha più la cresta da delinquente, ha i capelli e gli occhiali da bravo guaglione e sembra ancora più giovane di quando giocava).
Dicevamo, il metabolismo lento. Nostalgie a parte, ieri sera il Napoli ha giocato una partita brillante come me la mattina prima del caffè. Capita. Uno va sotto, poi si riprende, fa due cambi, un cazziatone negli spogliatoi e se non altro finisce con dignità. Anzi, nella maggior parte dei casi si ribalta addirittura il risultato.E invece ieri no, era come tutti stessero con la testa altrove. Una squadra stanca, distratta, sciatta, senza un tiro in porta. Senza neanche un tiro porta, non succedeva da non so quanti anni. Brutta, ma brutta forte. L’ultima sconfitta era stata proprio con la Lazio, poi solo vittorie e pareggi.
Dalla Lazio alla Lazio, una partita fotocopia dell’andata. Però capitano, le giornate no, le giornate in cui non bastano i caffè, in cui non trovi la quadra, in cui nessuno ti deve parlare, che la testa scoppia. Capitano. La cosa buona è che poi passano. Passano per me, figuriamoci per loro. Io non ho Conte che li cazzea, loro sì. Altro che caffè.
Foto di copertina di Carlo Hermann/Kontrolab