Ci riprendiamo la vetta della classifica dalle mani dei rossoneri, anche se in vetta si sta un po’ stretti, lassù con la Roma, ma meglio che al secondo posto, e ce la riprendiamo dopo una partita partita benino, continuata malissimo, poi migliorata, poi finita bene. Praticamente le montagne russe.
Il Napoli parte pure benino, poi un pochino si scassano, un pochino si ammosciano e inizia quella che poteva essere una tragedia: il Genoa va in vantaggio grazie a un autentico gioiello di Ekhator, per poi alzare un muro a difesa della porta, il classico pullman parcheggiato là davanti. E mo? E mo niente. Si soffre religiosamente tutto il primo tempo, e neanche poco. Perdiamo Lobotka per infortunio e soffriamo ancora di più. Si fa male anche Politano, che forse salta la nazionale, un’ecatombe e noi soffriamo, soffriamo moltissimo. La sofferenza non ha più limiti fino alla ripresa, quando Conte si arrende all’evidenza e mette dentro Kevin De Bruyne. Ah sì, perché il Napoli inizia con De Bruyne in panchina, motivo per cui chi sta guardando la partita sta soffrendo già a prescindere. De Bruyne in panchina mette in apprensione, diciamoci la verità. Che è successo, non si sente bene? Ha litigato con Conte? Tenesse mal di testa, gli porto un Aulin? Qualsiasi cosa, ma no, per piacere, non ci fate stare con il pensiero! E invece no, una scelta tecnica, un banale turn over, a dimostrazione del fatto che non ha ancora i famosi novanta minuti nelle gambe. Ma fossero anche solo dieci, quei minuti sono sempre di una qualità eccelsa. Gioca su un altro livello, su un altro pianeta, ogni volta che tocca palla, non so voi, mi sembra sempre come se Brad Pitt fosse venuto alla festa del liceo. Entra Kevin e il Napoli cambia passo. Al 57esimo pareggia con Anguissa: lancio lunghissimo di Milinkovic Savic che va a lanciare Spinazzola, cross per Hojlund anticipato, ma interviene Anguissa. Gli azzurri quasi non festeggiano il pari, la palla va subito a centrocampo: bisogna vincere, quest’affare va chiuso presto e bene. Ce l’hanno scritto in faccia: qua tempo da perdere non ne teniamo. Bravi, così ci piacete. Da qui in poi parte una estenuante ricerca del vantaggio: il Napoli spinge, gol (bello proprio, peccato) annullato a Hojlund, palo di Di Lorenzo su assist di (sempre lui) De Bruyne (mannaggia tutto) ma poi Hojlund corregge in rete una respinta di Leali. Perché Brad Pitt alla festa del liceo sta sempre con un suo amico, tipo George Clooney sul red carpet a Venezia l’anno scorso. Che si guardavano, ammiccavano gigioneggiavano e noi a guardarli sognanti. Bellissimi. Ecco, l’amico figo di Brad Pitt alla festa del liceo, diciamo il George Clooney della situazione, si chiama Hojlund, è arrivato qui quasi per sbaglio, ma insieme quei due fanno meraviglie, creando un asse solido, efficace e bello da vedere. Lo abbiamo visto in Champions, in campionato: insieme sono una macchina perfetta. Così come perfetta, e speriamo ripetibile, è stata la settimana di Hojlund: tre gol da sei punti fra Sporting Lisbona e Genoa. Non male.
Una partita sofferta (l’ho già detto?) ma che ha dato un segnale importante: non ci arrendiamo mai. Mai. Come puoi, se hai Brad Pitt e George Clooney?