Con Le Preziose Ridicole, Giovanni Meola firma un adattamento intelligente e una regia che riesce a restituire tutta la forza satirica del testo di Molière, proiettandolo con naturalezza nella contemporaneità. L’idea metateatrale di una compagnia costretta a fare i conti con la mancanza di mezzi economici non è soltanto un espediente narrativo efficace, ma diventa una riflessione ironica sul teatro stesso e sulla capacità degli attori di trasformare i limiti in risorsa creativa.
Il capocomico e le sue cinque attrici devono mettere in scena uno spettacolo senza disporre dei mezzi necessari e, tra improvvisazioni, rivendicazioni sindacali, continui cambi di ruolo e personaggi dai tratti quasi animaleschi, danno vita a un vortice scenico in cui realtà e finzione si intrecciano. Sullo sfondo resta il capolavoro di Molière, con la sua satira contro l’affettazione e il desiderio di apparire, che l’adattamento di Meola reinterpreta con trovate contemporanee senza tradirne lo spirito.
Il ritmo è il vero motore dello spettacolo. La regia non concede pause e costruisce una successione serrata di situazioni che affondano le radici nella Commedia dell’Arte, ma vengono rielaborati con inventiva. Tutto funziona grazie a un cast affiatato e sorprendentemente maturo: Daniela Brosio, Antonella Ciccarelli, Rita Iodice, Cosimo Mino Seguino, Daniela Totano e Mimì Vasto dimostrano una notevole padronanza scenica, sostenendo una partitura fisica impegnativa con energia e grande versatilità. Il lavoro sul corpo e sulla mimica è evidente in ogni trasformazione, così come la capacità di mantenere costante il tempo comico senza perdere naturalezza.
Meola cura la regia con attenzione quasi artigianale, disseminando la scena di piccoli espedienti che agiscono sottotraccia e arricchiscono continuamente la visione. Sono dettagli che forse sfuggono allo spettatore distratto, ma che vengono colti da chi ama un teatro costruito con precisione, capace di far ridere senza rinunciare alla qualità della scrittura scenica.
L’aspetto più riuscito resta però l’attualità del testo. La satira contro l’ostentazione, il desiderio di apparire e il culto dell’immagine conserva una sorprendente forza, grazie a un adattamento che introduce significative innovazioni contemporanee e rende il classico ancora vivo e riconoscibile.
L’unica riserva riguarda la durata complessiva: nel contesto della rassegna, una versione leggermente più asciutta avrebbe probabilmente giovato. Si tratta tuttavia di un’osservazione marginale rispetto a un lavoro brillante, curato nei dettagli e interpretato con notevole talento.
Lo spettacolo è stato il secondo appuntamento della rassegna Teatro (alla deriva) al Giardino , ideata da Ernesto Colutta e Giovanni Meola, che prevede il 19 lo spettacolo di Flo, con un lavoro su E. A. Mario; il 26 luglio si chiude con un adattamento dell’Amleto in napoletano a cura di Mario Autore.