Le collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e del Museo e Real Bosco di Capodimonte tornano a dialogare nell’allestimento “L’eco di Artemide” un progetto che ricuce una storia comune lunga secoli, nata attorno alle antichità farnesiane e alla produzione della Real Fabbrica di Porcellana di Napoli.
Al centro dell’esposizione “L’eco di Artemide” c’è il dialogo tra la celebre scultura dell’Artemide Efesia (II sec. d.C.) con il biscuit di Filippo Tagliolini, recentemente entrata nelle collezioni di Capodimonte e presentata in anteprima al MANN come simbolo di una collaborazione sempre più stretta tra le due istituzioni museali napoletane.
La mostra racconta infatti il legame profondo tra il patrimonio archeologico custodito dal MANN e la tradizione artistica della porcellana borbonica, nata proprio dall’osservazione e dalla reinterpretazione delle antiche sculture arrivate a Napoli con la Collezione Farnese e con gli scavi di Ercolano e Pompei.
La statua di Artemide Efesia, in alabastro e bronzo, appartiene al nucleo originario cinquecentesco della Collezione Farnese, trasferita da Roma a Napoli nel 1788. In occasione di quello spostamento lo scultore Giuseppe Valadier realizzò in bronzo verniciato alcune integrazioni mancanti della figura, poi confluita nel 1805 nel Real Museo Borbonico, oggi MANN.
La dea raffigurata appartiene alla tipologia iconografica di Artemide venerata nel santuario di Efeso: una figura ricca di simboli cosmici, animali e riferimenti sacrali che nel Settecento esercitò un forte fascino sugli artisti della Real Fabbrica di Porcellana di Napoli. Da questa suggestione nacque anche il biscuit oggi esposto, che rielabora la scultura antica introducendo tre offerenti ai piedi della dea, tra cui un genio alato.
Secondo gli studiosi, l’opera potrebbe risalire già alla fine del Settecento. Lo storico Carlo Celano ricordava infatti come nella Real Fabbrica si ammirasse una “Diana Efesina”, testimonianza di quanto il repertorio archeologico avesse influenzato la produzione artistica borbonica.
L’esposizione rappresenta anche un’anticipazione del nuovo percorso dedicato alla porcellana che sarà inaugurato il prossimo 12 giugno a Capodimonte: quattordici sale interamente dedicate a una delle collezioni di porcellana più importanti al mondo, finalmente accessibile in modo organico al pubblico.
“Questa mostra, preziosa, dotta e allo stesso tempo di forte impatto divulgativo, rappresenta un primo passo di un percorso culturale che ci porterà a raccontare in maniera sempre più integrata archeologia, arti decorative e storia del patrimonio”, commenta il direttore generale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Francesco Sirano.
“È stata una bella occasione per consentire a questa significativa opera proveniente dal mercato antiquario di rimanere in Italia”, dichiara il direttore generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Eike Schmidt, sottolineando il valore culturale dell’acquisizione.
Più che una semplice esposizione, il progetto appare come un nuovo capitolo nel racconto condiviso di due musei che, attraverso le loro collezioni, continuano a restituire il ruolo centrale di Napoli nella costruzione della cultura europea tra archeologia, collezionismo e arti decorative.