Il 19 maggio 1995 venne al mondo un puledro che apparentemente non aveva nulla del campione: Varenne.
Magro, sgraziato e segnato da una brutta malformazione alla gamba destra, muoveva i primi passi con un’andatura incerta che spingeva gli esperti a scuotere la testa.
Come se non bastasse, il destino decise di accanirsi subito: un gioco finito male nel recinto gli procurò uno squarcio profondo al garretto, una ferita gravissima che sembrò condannarlo prima ancora di aver cominciato a correre. Alle aste di San Siro lo guardarono tutti con diffidenza. Per quasi tutti era solo un rottame, un investimento a perdere.
Ma gli occhi di Enzo Giordano videro oltre quella zampa difettosa. Acquistato per un pugno di milioni tra lo scetticismo generale, quel cavallo sfrontato fu affidato alle mani sapienti dell’allenatore Jori Turja e alle braccia di Giampaolo Minnucci. ù
È lì, sulla pista, che la debolezza si è trasformata in leggenda. Varenne ha iniziato a divorare la terra con una rabbia e una potenza mai viste prima, trasformando quell’imperfezione fisica in una falcata devastante.
Quando scendeva in pista non correva soltanto: umiliava gli avversari, stritolando la resistenza dei rivali con un ritmo cardiaco inavvicinabile per qualsiasi altro essere vivente.
Nacque così il mito de Il Capitano. Dal fango delle stalle alle luci dei più grandi ippodromi del pianeta, Varenne ha conquistato la Francia piegando il tempio di Vincennes nel Prix d’Amérique, ha zittito la Scandinavia dominando l’Elitloppet di Stoccolma, è volato negli Stati Uniti per prendersi la Breeders Crown e ha fatto piangere di gioia il pubblico di casa nello storpiante Gran Premio Lotteria di Agnano.
Nessun cavallo da trotto nella storia ha mai vinto così tanto, infranto ogni record di velocità e guadagnato cifre simili.
Con 62 vittorie su 73 gare, Varenne non è stato solo il trottatore più forte di tutti i tempi: è stato il riscatto degli ultimi, la dimostrazione vivente che un cuore immenso e una volontà incrollabile possono piegare il destino e trasformare un puledro “sbagliato” nel più grande re che la pista abbia mai conosciuto.
Grazie Capitano per averci fatto sognare: da Agnano fino in America tutti ricordano la tua bellezza, la tua forza il tuo essere unico al mondo.