Questa estate lo sport italiano ci sta regalando qualcosa che va oltre le medaglie, ci sta mostrando un’Italia forte, competitiva e soprattutto diversa da quella di qualche anno fa.
Quando un atleta italiano sale sul podio, davanti alla bandiera tricolore, per qualche minuto ci sentiamo tutti parte della stessa storia e non importa da dove veniamo, quale sia il nostro cognome o dove siano nati i nostri genitori.
Conta una cosa sola: siamo italiani e quella vittoria la sentiamo anche nostra, una nuova idea di appartenenza. Lo sport è forse il luogo in cui l’Italia sta cambiando più velocemente.
Nelle nostre Nazionali ci sono ragazze e ragazzi con storie familiari diverse, alcuni hanno genitori italiani, altri hanno genitori arrivati da altri Paesi.
Molti sono italiani di seconda generazione: sono nati o cresciuti qui, hanno studiato qui, parlano italiano e considerano questo Paese casa loro.
Quando indossano la maglia azzurra, però, spesso emerge una domanda assurda: “Ma sono davvero italiani?”
La risposta dovrebbe essere semplice: sì perchè l’Italia non è soltanto un’origine. È anche una storia personale, un luogo in cui crescere, una lingua, una cultura, un sentimento.
E quando un ragazzo o una ragazza rappresenta l’Italia con orgoglio, quell’appartenenza non dovrebbe essere messa in discussione.
Lo sport, in questo senso, è molto più avanti del dibattito pubblico.
Tra le protagoniste dello sport italiano c’è Sofia Raffaeli. la cui storia racconta perfettamente che cosa significhi diventare campioni.
Dietro un esercizio di pochi minuti ci sono anni di allenamento, sacrifici, rinunce e una disciplina enorme.
Quando vediamo una ginnasta eseguire un movimento perfetto, vediamo soltanto il risultato finale. Non vediamo tutte le volte in cui è caduta, ha sbagliato e ha dovuto ricominciare.
Raffaeli rappresenta questa Italia: giovane, ambiziosa e capace di competere ai massimi livelli.
Poi c’è Manila Esposito, la sua vicenda ci ricorda anche il lato più brutto del nostro tempo: la cattiveria dei social network.
Una ragazza che dedica la propria vita allo sport può essere insultata e massacrata per il suo fisico.
È qualcosa di difficile da comprendere, semplicemente il corpo di un’atleta non dovrebbe essere giudicato come se fosse un’immagine da mettere su Instagram,
in quanto quel corpo è allenamento, è fatica, forza, disciplina.
È il mezzo attraverso cui una ragazza riesce a raggiungere risultati straordinari, eppure sui social c’è sempre qualcuno che si sente autorizzato a commentare, insultare e giudicare.
La cosa più assurda è che spesso le stesse persone che criticano un’atleta per il suo aspetto sono poi pronte a chiamarla “orgoglio italiano” quando vince una medaglia.
Ma il rispetto non può dipendere dal risultato, una campionessa merita rispetto quando vince e anche quando perde.
L’Italia che vince è l’Italia che cambia e, forse, questa è la cosa più bella che lo sport ci sta insegnando.
L’Italia può essere orgogliosa delle proprie tradizioni senza avere paura di cambiare, può essere un Paese nel quale persone nate da genitori stranieri sentono il tricolore come la propria bandiera.
E quando tutti insieme esultiamo davanti a una vittoria, quelle differenze diventano una ricchezza.
Questa estate lo sport italiano ci sta mostrando proprio questo.
Che l’Italia è grande quando vince, ma è ancora più grande quando riesce a riconoscersi nelle persone che la rappresentano.
E forse il vero significato di una medaglia non è soltanto il metallo che portiamo a casa.
È la storia di un Paese che, attraverso i suoi ragazzi e le sue ragazze, sta imparando a guardarsi allo specchio e a riconoscersi per quello che è diventato.