Ad un universo complesso e spesso poco raccontato è dedicata Vestire la musica. Costumiste italiane all’Opera, la mostra in programma all’Accademia di Belle Arti di Napoli dal 30 aprile al 30 giugno 2026, affiancata da un convegno inaugurale previsto il 30 aprile alle ore 9.30, seguito dall’apertura ufficiale dell’esposizione alle 13.00.
L’iniziativa, curata da Marianna Carbone, Federica De Rosa e Zaira de Vincentiis, rappresenta l’atto conclusivo del progetto Casta Diva – An International Research and Production Digital Platform on Women in Italian Musical Theatre, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del PNRR – NextGenerationEU. Un progetto che ha coinvolto dodici istituzioni italiane, con capofila il Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria, con l’obiettivo di riportare al centro il contributo delle donne nel teatro musicale.
All’interno di questo percorso, l’Accademia di Belle Arti di Napoli ha scelto di concentrarsi su una figura chiave ma spesso rimasta in secondo piano: la costumista. Non come semplice esecutrice, ma come progettista capace di intrecciare ricerca storica, sensibilità drammaturgica e competenze tecniche.
“Vestire la musica – afferma Marianna Carbone, costumista e coordinatrice del progetto – non intende soltanto presentare il lavoro di artiste decisive per la scena italiana: vuole riconoscere il costume come ambito autonomo di studio, pratica progettuale e trasmissione didattica”.
La mostra diventa così il punto di approdo visibile di un lungo lavoro di ricerca che affonda le radici nella storia stessa dell’Accademia. È qui, infatti, che nei primi anni Settanta fu istituita la prima cattedra italiana di Costumistica e tecnica del costume, affidata a Odette Nicoletti, dando origine a una vera scuola napoletana del costume teatrale.
Negli spazi della Galleria dell’Accademia il percorso espositivo riunisce costumi, accessori e bozzetti firmati da figure fondamentali come Santuzza Calì, Marianna Carbone, Daniela Ciancio, Zaira de Vincentiis, Giusi Giustino, Vera Marzot, Odette Nicoletti e Franca Squarciapino, accanto ai lavori delle studentesse e degli studenti degli ultimi anni. Non oggetti isolati, ma tracce vive di processi creativi, in cui l’idea prende forma attraverso la materia e dialoga con le esigenze della scena.
“In questa continuità tra maestre e nuove generazioni, tra archivio e didattica, tra memoria e ricerca – sottolinea Zaira de Vincentiis – l’Accademia riafferma una vocazione che le appartiene da tempo: essere luogo di elaborazione, conservazione e trasmissione dei linguaggi della scena”.
I materiali esposti provengono da archivi di grande valore, come Gli Alberi di Canto di Mariano Bauduin, l’Archivio storico del Teatro di San Carlo di Napoli e il Teatro Regio di Torino. Inseriti nel percorso della Galleria, entrano in dialogo con opere di epoche diverse, restituendo l’idea di un costume che nasce sempre da una memoria visiva stratificata, capace però di rinnovarsi nella presenza scenica.
“L’attenzione che l’Accademia di Belle Arti di Napoli ha riservato a questo campo – spiega Federica De Rosa – si inserisce in una tradizione consolidata, che muove dalla Real Scuola di Scenografia del 1816 fino alla nascita, negli anni Settanta, della prima cattedra di Costumistica”.
Accanto alla mostra, il progetto si sviluppa anche in una dimensione di riflessione e confronto. Il convegno del 30 aprile raccoglie gli esiti di quattro giornate di studio svolte nell’ultimo anno, con interventi di Denise Wendel-Poray, Lucia Masina, Carmen Giannattasio e Paola De Simone, offrendo prospettive diverse ma convergenti sul ruolo delle costumiste nell’opera.
Un altro tassello fondamentale è rappresentato dalla piattaforma digitale Casta Diva, pensata come archivio aperto e consultabile. Qui confluiscono materiali di ricerca, immagini, video e interviste, insieme alla catalogazione dei bozzetti originali di alcune delle principali costumiste italiane. Un patrimonio che non resta confinato alla mostra, ma diventa strumento vivo per la didattica e la ricerca.
A completare il progetto, il documentario Musa di Nessuno. Costumiste italiane nell’opera lirica, ideato da Marianna Carbone e diretto da Pasquale Napolitano. Articolato in quattro episodi, il film dà voce a Santuzza Calì, Zaira de Vincentiis, Giusi Giustino e Odette Nicoletti, restituendo attraverso i loro racconti la complessità di un mestiere in cui il sapere si trasmette spesso attraverso l’esperienza diretta e la pratica condivisa.
Vestire la musica non è dunque soltanto una mostra, ma un progetto articolato che intreccia esposizione, ricerca, memoria e futuro. Un modo per riportare alla luce un lavoro essenziale ma spesso invisibile, e per riconoscere alle costumiste il ruolo che spetta loro: quello di trasformare la musica in immagine, e l’immagine in racconto scenico.