Prosegue con un appuntamento di grande intensità la decima edizione de Il Sabato della Fotografia, rassegna dedicata all’esplorazione del linguaggio fotografico attraverso incontri, mostre e momenti di approfondimento. Al centro di questo nuovo incontro, una domanda tanto semplice quanto urgente: esiste un filo che unisce i giovani di ieri a quelli di oggi? E ancora: qual è il ruolo dell’informazione e del fotografo nel ventunesimo secolo, in un’epoca dominata da algoritmi e narrazioni sempre più filtrate?A guidare questa riflessione sarà una figura imprescindibile della fotografia italiana: Tano D’Amico. Con il suo sguardo militante e poetico, D’Amico ha raccontato come pochi altri il dissenso sociale e politico degli anni Settanta, dando volto e voce a una generazione che ha segnato profondamente la storia del Paese.
Se esistono immagini capaci di rappresentare un’epoca, quelle di Tano D’Amico ne sono testimonianza viva. Dai movimenti studenteschi a quelli femministi, dalle lotte operaie alle battaglie per il diritto all’abitare, il suo lavoro non è mai stato semplice documentazione, ma partecipazione diretta. D’Amico non osserva: prende posizione.
Le sue fotografie sono storie, ma anche atti politici. Raccontano una realtà complessa fatta di controcultura, contropotere e tensione sociale, ma anche di umanità profonda. Nei suoi scatti si leggono le contraddizioni di un paese in trasformazione e la forza di chi rivendica diritti e dignità.
Sempre presente nei luoghi della marginalità e del conflitto — dai campi rom alla Palestina, dal G8 ai centri sociali — il suo lavoro continua a interrogare il presente, restituendo immagini che non si limitano a essere guardate, ma che agiscono, scavano, restano.
Durante l’incontro, D’Amico offrirà una riflessione sul valore della fotografia come strumento di conoscenza e trasformazione. Le sue parole risuonano oggi più attuali che mai:
“Una buona fotografia […] è sempre frutto di conoscenza, di studio, di interesse, di partecipazione, di amore. Sono queste fotografie che non si fanno consumare. Consumano. Ci lavorano dentro.”
Un invito a ripensare il ruolo dell’immagine in un tempo in cui tutto sembra scorrere veloce, ma in cui alcune fotografie riescono ancora a fermare lo sguardo e accendere il pensiero.
A seguire, la proiezione del film
Sbatti il mostro in prima pagina di Marco Bellocchio (82’, 1972), opera lucida e provocatoria sul rapporto tra media, potere e manipolazione dell’informazione. Un’opera che dialoga perfettamente con i temi dell’incontro.