l 17 febbraio un incendio ha colpito il teatro Sannazaro, nel cuore di Napoli. Le cause sono ancora al vaglio degli inquirenti, che stanno verificando impianti, certificazioni e dinamica del rogo. È il tempo degli accertamenti tecnici. Ma è anche il tempo delle parole.
Il co- gestore, Sasà Vanorio, ha affidato ai social una riflessione che è insieme memoria e assunzione di responsabilità. “Noi non siamo i proprietari del Teatro Sannazaro: siamo i gestori”, scrive, ricordando che “fu Luisa Conte con il marito Nino Veglia , a prenderlo in fitto nel 1969, quando era ormai un cinema porno in stato di abbandono. Con sacrifici e un prestito del Banco di Napoli, la famiglia lo restaurò, restituendo alla città la “bomboniera di Chiaia”.
Vanorio precisa che la polizza antincendio è dei proprietari, che il teatro è dotato di regolari licenze e certificazioni e che l’impianto antincendio ha funzionato secondo quanto previsto dalla legge, che obbliga gli sprinkler solo nell’area del palcoscenico. Elementi che ora saranno oggetto di verifica nell’ambito delle indagini.
Ma il suo messaggio va oltre gli aspetti tecnici: “I teatri non hanno padroni. Hanno custodi. E lunedì non è andato in fumo solo un edificio, ma una storia familiare e collettiva: i costumi e i copioni di Luisa Conte, le foto di scena, le locandine storiche, il Café-Chantant diventato punto di riferimento per la città, i ricordi dei figli cresciuti dietro le quinte studiando il napoletano di Raffele Viviani .
«Ho bisogno di sapere se ho fallito come custode», conclude. Mentre si attendono risposte ufficiali, resta la consapevolezza che il rogo del Sannazaro non riguarda solo una gestione o una proprietà, ma un pezzo di identità culturale condivisa.
Intanto, è calato il sipario.