Sviluppare nuove tecnologie per migliorare la riabilitazione, l’assistenza ai pazienti e la qualità della vita delle persone con disabilità motorie o neurologiche. È questo l’obiettivo al centro di Fit4MedRob – Fit for Medical Robotics, progetto di ricerca di respiro internazionale dedicato alla robotica medica e alle tecnologie biorobotiche applicate alla salute.
Il tema è stato al centro di una tre giorni di incontri e confronto scientifico che ha riunito ricercatori, clinici e innovatori del settore per discutere delle prospettive offerte dalla robotica nel campo della riabilitazione e dell’assistenza sanitaria.
Fit4MedRob è un programma quadriennale finanziato nell’ambito del Piano nazionale complementare con oltre 120 milioni di euro e destinato a concludersi nel dicembre 2026. Una quota significativa delle risorse, circa il 30 per cento, è stata assegnata all’Università degli Studi di Napoli Federico II, che guida lo Spoke 3, dedicato allo sviluppo e all’integrazione di tecnologie e servizi per la robotica riabilitativa, all’interno del più ampio ambito della robotica medica.
Il rettore Matteo Lorito ha sottolineato il valore strategico dell’iniziativa per l’Ateneo partenopeo e per il sistema della ricerca. Secondo Lorito, il progetto rappresenta un esempio concreto di come i grandi programmi legati al Pnrr possano tradursi in innovazioni utili per la società, con l’obiettivo di rendere il sistema sanitario più inclusivo, personalizzato ed efficiente. L’innovazione tecnologica, ha evidenziato, può infatti contribuire non solo a migliorare le cure ma anche ad affrontare alcune delle criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale.
L’obiettivo scientifico del programma è quello di superare i limiti delle soluzioni robotiche attualmente disponibili e aprire la strada a una nuova generazione di sistemi biomedicali più efficaci, adattivi e sostenibili. L’idea è sviluppare strumenti capaci di rispondere in modo sempre più preciso ai bisogni dei pazienti e degli operatori sanitari, migliorando i percorsi di cura e riducendo nel lungo periodo i costi sociali e sanitari.
Come ha spiegato Bruno Siciliano, coordinatore dello Spoke 3 per l’Università Federico II, il settore della robotica medica sta vivendo una crescita estremamente rapida. I dati di mercato indicano infatti un aumento superiore al 100 per cento delle applicazioni negli ultimi anni. Le tecnologie robotiche possono essere impiegate non solo nella riabilitazione neurologica o sensomotoria, ma anche per supportare le attività quotidiane e lavorative, riducendo lo sforzo fisico e favorendo posture più ergonomiche. Un progresso che può avere ricadute importanti sulla qualità della vita e sulle condizioni di lavoro.
Nell’ambito dello Spoke 3 è prevista anche la ristrutturazione, in collaborazione con Città della Scienza, dei padiglioni Marie Curie e F2, che diventeranno spazi dedicati alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie per la salute. Qui i ricercatori della Scuola Politecnica della Federico II lavoreranno alla progettazione di dispositivi e sistemi avanzati destinati alla robotica riabilitativa.
Il progetto Fit4MedRob coinvolge complessivamente 25 tra università, centri di ricerca, fondazioni e strutture sanitarie impegnate nello studio e nella cura delle patologie neurologiche. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita delle persone che convivono con queste condizioni, rivoluzionando gli attuali modelli di riabilitazione e assistenza.
Come ha spiegato Emilio Fortunato Campana, presidente della Fondazione Fit4MedRob, l’iniziativa nasce da un partenariato ampio e articolato che mette insieme ricerca scientifica, competenze cliniche e bisogni dei pazienti. L’intento è sviluppare strumenti e tecnologie capaci di superare le attuali limitazioni della robotica medica e rendere i dispositivi più efficaci e accessibili.
Uno degli elementi chiave del progetto è il concetto di continuità della cura: un approccio che accompagna il paziente lungo tutto il percorso sanitario, dalla prevenzione alla riabilitazione fino all’assistenza domiciliare nelle fasi croniche della malattia.
In questo scenario, dispositivi come protesi robotiche ed esoscheletri potranno contribuire a recuperare funzioni motorie e capacità di presa, aumentando l’autonomia delle persone e migliorandone la qualità della vita. Allo stesso tempo, robot per l’assistenza personale, integrati con sensori indossabili e sistemi digitali connessi, potranno supportare i soggetti più fragili nella vita quotidiana e raccogliere dati utili per monitorare lo stato di salute e adattare le terapie nel tempo.
La robotica applicata alla medicina si configura quindi come uno degli ambiti più promettenti per il futuro della sanità, capace di coniugare innovazione tecnologica, ricerca scientifica e nuove forme di assistenza centrata sui bisogni dei pazienti.