Lunedì, 15 Aprile 2024

Tumore, le parole giuste per dirlo

Le parole sono importanti, diceva qualcuno. Ma anche il modo in cui si esprimono lo è. Questo è ancora più vero quando l’oggetto della comunicazione è la malattia. Tumore, prognosi, metastasi, recidiva, possono essere parole spaventose e devastanti a livello psicologico, per il paziente ma forse ancora di più per il caregiver, ovvero il familiare che dovrà poi accompagnarlo nel complicato percorso della cura.

Creare una connessione tra il personale medico e le associazioni che rappresentano pazienti e familiari, instaurando un confronto e un dialogo per migliorare la comunicazione tra questi due mondi, è l’obiettivo della campagna nazionale “Il senso delle parole. Un’altra comunicazione è possibile” promossa dalla casa farmaceutica Takeda con il patrocinio di Aiom fondazione e in collaborazione con le associazioni del territorio.

L’iniziativa di informazione e sensibilizzazione, dopo aver fatto il giro dell’Italia, domani, 16 febbraio alle 18.30, farà tappa a Napoli, presso l’Hotel San Francesco al Monte (Corso Vittorio Emanuele 328), con l’incontro “I misteri delle parole. Come agiscono, come colpiscono, come arricchiscono le parole di tutti giorni e quelle usate in oncologia”, che vedrà la partecipazione straordinaria dello scrittore Maurizio de Giovanni.

«Tutti i diversi attori coinvolti nel processo, medico, ematologo, oncologo, pazienti, familiari, saranno per la prima volta seduti allo stesso tavolo, per cercare di comunicare e capire insieme quale sia l’approccio giusto», sostiene Cesare Gridelli, direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia A.O.R.N. San Giuseppe Moscati di Avellino nonché segretario dell’Associazione Italiana di Oncologia Toracica (AIOT).

Con lui intervengono: Giuseppe Antonelli, professore ordinario di Linguistica italiana dell’Università degli Studi di Pavia; Alessandro Morabito, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica Toraco-Polmonare dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Pascale di Napoli; Giuseppe Toro, presidente AIL Nazionale; Maria Paola Tripodi, membro del Consiglio Direttivo AIPaSiM.

Una delle situazioni più difficili in cui può trovarsi un medico è quella di comunicare a una persona che è malata o doverne dare notizia alla famiglia. «Faremo un viaggio tra parole chiave come tumore, diagnosi, prognosi, recidiva, metastasi, studi clinici, termini che spaventano e creano problemi. Ad esempio, nella prognosi vado a comunicare al paziente l’aspettativa di vita o parlando di recidiva, comunico che c’è un ritorno della malattia. Eppure si deve trovare il modo di comunicare», spiega il professor Gridelli.

Ma c’è un modo giusto di parlare di tumore? Sì, bisogna trovare un equilibrio, secondo il dottore, soprattutto nelle delicate fasi iniziali, tra contenuti e forma, realismo e opportunità legate alla cura e all’innovazione: «Occorre dire la verità, perché certamente non si devono raccontare frottole né al malato né ai suoi caregiver, ma lasciare anche una speranza. È giusto fare chiarezza ma anche dire le cose in una maniera non devastante per chi riceve le notizie. Anche se ogni storia è a sé, non dimentichiamo che la ricerca ha fatto passi da gigante: persone che hanno metastasi e prima avevano una bassa aspettativa di vita, oggi possono vivere per altri 10 anni».

È una cosa che non si impara all’università, è necessario che il medico si alleni a comunicare in maniera corretta: «Il giusto mix nasce dalle competenze, dalla conoscenza della problematica, dall’esperienza ma anche dalla consapevolezza del valore di ciò che si trasmette. Perciò sono importanti iniziative come questa, che vanno nella direzione di creare un dialogo proficuo tra medici e pazienti» conclude Gridelli.

Maria Nocerino
Author: Maria Nocerino
Sociologa e giornalista professionista, è specializzata nel giornalismo sociale. Ha collaborato con l’agenzia di stampa Redattore Sociale e con il quotidiano Roma per le pagine della Cronaca. Collabora con la rivista Comunicare Il Sociale.

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