Martedì, 23 Luglio 2024

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A Fuorigrotta, nuovo murale per Mario Paciolla: la richiesta di verità continua

Nel quartiere di Fuorigrotta spunta a sorpresa un murale, in terzo a Napoli, dedicato a Mario Paciolla, il cooperante Onu morto in Colombia quattro anni fa in circostanze ancora da chiarire. La città si stringe in ogni angolo intorno alla famiglia Paciolla per chiedere verità e giustizia per il giovane “costruttore di pace” e giornalista napoletano.

La vicenda di Mario Paciolla

Il 15 luglio 2024 sono trascorsi quattro anni dalla morte di Mario Paciolla, il cooperante napoletano delle Nazioni Unite trovato morto – impiccato con un lenzuolo – nella sua casa a San Vicente del Caguán, in Colombia, dove si trovava da circa due anni come osservatore per la verifica del corretto svolgimento degli accordi di pace tra il Governo e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC).

Mario Paciolla sta per tornare in Italia, quando il suo corpo viene trovato senza vita in Colombia il 15 luglio 2020 mentre lavorava come osservatore Onu dell’accordo tra governo colombiano e Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia). Aveva 33 anni e ancora tanti progetti, perché la vita gli esplodeva dentro, come ricordano oggi tanti amici. Quel tragico giorno sarebbe dovuto tornare a Napoli, dalla sua famiglia, attraverso un volo umanitario. Invece, quella mattina fu ritrovato impiccato con un lenzuolo nel suo appartamento di San Vicente del Caguán.

La sua morte fu subito classificata dalle autorità colombiane come suicidio. Se i risultati dell’autopsia in un primo tempo vengono secretati, un’inchiesta della giornalista colombiana Claudia Duque (pubblicata nel 2022 dal giornale «El Espectador») rende pubblici alcuni dettagli dell’esame autoptico, da cui emerge che Mario sarebbe morto per strangolamento e, solo successivamente, il suo corpo sarebbe stato sospeso e impiccato a un lenzuolo, nella posizione in cui è stato ritrovato.

La scena del crimine fu ripulita con la candeggina e alcuni oggetti, che avrebbero avuto un ruolo chiave nelle indagini, sono stati buttati in discarica. L’operazione fu condotta da funzionari dell’Onu e agenti di polizia, contro cui la famiglia di Mario ha poi sporto denuncia», spiegano le avvocate dei Paciolla, Emanuela Motta e Alessandra Ballerini.

A seguito di una mobilitazione generale, le autorità colombiane iniziano le indagini sui quattro poliziotti accusati di aver consentito ai funzionari delle Nazioni Unite di prelevare oggetti personali della vittima. Anche la Procura di Roma apre un fascicolo per chiarire la causa della morte del giovane napoletano, ma il 19 ottobre 2022 chiede l’archiviazione del caso, confermando, di fatto, l'ipotesi del suicidio, dopo soltanto due anni di complesse indagini internazionali (nel luglio dello stesso anno anche il governo colombiano lo aveva archiviato).

Lo scorso 14 giugno i pm della Procura di Roma hanno chiesto, per la seconda volta, l’archiviazione del caso come suicidio.

Quartiere Barra, nasce la Comunità Energetica Rinnovabile alla Casa del Fanciullo

È stata costituita la CER (Comunità Energetica Rinnovabile) presso la “Casa del Fanciullo” gestita dalla Parrocchia Maria Santissima di Caravaggio di Napoli, quartiere Barra.

A Pomigliano d’Arco nuovi spazi per la cura dell'autismo

Il Centro Iso Riabilititativo APS di Pomigliano D’Arco amplia i propri spazi di struttura per dedicare più opportunità alla cura della sindrome da spettro autistico. 

“Diamo un calcio all'indifferenza” nel carcere di Secondigliano

Il garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Samuele Ciambriello ha organizzato, d'intesa con la Casa Circondariale di Secondigliano, per domani 20 luglio alle ore 9.30 una partita di calcio “Diamo un calcio all'indifferenza” tra la squadra "Team Pino N.7 Style" di Acerra e la squadra vincitrice del torneo di detenuti del reparto Mediterraneo del carcere di Secondigliano.

Nisida, la Fondazione Il meglio di te onlus: no alla delocalizzazione del carcere

La Fondazione Il meglio di te onlus che, dal 2005, opera con progetti filantropici di avviamento al lavoro e laboratori artigiani all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida apprende, con soddisfazione, le dichiarazioni del Sindaco di Napoli e Commissario per il risanamento di Bagnoli che avrebbe smentito voci sulla presunta delocalizzazione del Carcere Minorile di Nisida, nell’ambito degli interventi per la riqualificazione del quartiere napoletano.

La Fondazione, ben consapevole dell’utilità sociale e dell’efficacia rieducativa dell’IPM (in virtù della propria presenza quotidiana e continuativa, negli ultimi 19 anni, all’interno della struttura), auspica, per il futuro, un maggiore ascolto delle organizzazioni non lucrative che operano con impegno, conoscenza e competenza in questo settore.

È sicuramente utile, per le istituzioni di ogni ordine e grado, per i mass media e per la popolazione cittadina e nazionale, confrontarsi (numeri e storie alla mano) con la realtà del carcere, per comprenderne l’importanza sociale e l’utilità pratica nel recupero di giovani ragazzi che, senza gli interventi messi in atto a Nisida, rischierebbero di tornare a delinquere e ingrossare le fila della criminalità.

Lo rende noto la onlus che da anni è attiva nel settore e organizza incontri e dibattiti pubblici sulla funzione del carcere minorile e sulla concreta portata delle attività svolte a Nisida.

Solo conoscendo effettivamente la realtà dei fatti, la ricaduta sociale, l’efficacia della funzione rieducativa, si può comprendere quanto possa essere sbagliata la via della “delocalizzazione” di una delle strutture istituzionali più efficienti del nostro territorio, in un campo così importante, quale l’educazione (o rieducazione) dei giovani e il contrasto alla criminalità.

La Fondazione invita fin d’ora, chiunque fosse interessato ad approfondire la questione, a prendere contatto con la onlus, per informarsi concretamente su un tema che spesso si discute sulla base di preconcetti, informazioni errate o posizioni partitiche e che, invece, è opportuno dibattere sulla base di dati oggettivi e non preconcetti politici, del tutto estranei alla Fondazione e del tutto inutili per la corretta analisi della questione.

Tutto ciò al fine di scongiurare l’errore, già commesso ai tempi dell’Italsider (la cui area ora si cerca di riqualificare), di cedere a slogan populisti, senza tuttavia analizzare preventivamente le ricadute reali d’interventi potenzialmente errati, su strutture che rappresentano ad oggi un fiore all’occhiello nel sistema della Giustizia italiana (ed europea).

Maggiori informazioni qui: www.ilmegliodite.it 

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