Martedì, 23 Luglio 2024

Daniele Russo straordinario Mr Hyde al Bellini

Raccontare la diversità in tutte le sue forme sembra essere una scelta artistica precisa per Daniele Russo, che sul palco del Bellini si è spesso confrontato con testi impegnativi, dove si racconta di personaggi ambigui, spesso ai limiti della follia e oltre il senso comune del pudore.

Non a caso ha interpretato “Arancia Meccanica”, “Le cinque rose di Jennifer”, “Qualcuno volò sul nido del cuculo” ed è oggi assolutamente perfetto nei panni di Mr Hyde nel nuovo allestimento del teatro di via Conte di Ruvo, che vede la regia e l’adattamento (con Carla Cavalluzzi) di Sergio Rubini, co-protagonista della piéce “Il caso Jekyll” (in scena fino a domenica 26 maggio). Liberamente ispirato al romanzo di Robert Louis Stevenson, lo spettacolo traspone il racconto ai tempi della psicanalisi: così Jekyll non assume una pozione per trasformarsi in Mr Hyde ma è un bipolare che si dedica ad accogliere la sua zona d’ombra.

Il dialogo però tra l’Io e l’Inconscio è qualcosa che non può essere tenuto a bada, per cui il dottor Henry Jekyll, sebbene sia un grande studioso della mente e decida di sperimentare su se stesso le sue teorie, non mette in conto che il lato oscuro sia a noi stessi sconosciuto e il suo Io nascosto  - a cui dà il nome di Edward Hyde – è una creatura dalle inclinazioni malvagie e violente, che prendono il sopravvento sulla sua vita di scienziato integerrimo e razionale. Premesso che ogni fonte di ispirazione si può più o meno liberamente tradire, il lavoro di adattamento di Rubini e Cavalluzzi è un’opera pregevole in sé perché attualizza quello che Stevenson, con il suo romanzo, «Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde», aveva già capito: il conflitto interiore può buttar fuori il peggio di noi, compresa la nostra assoluta incapacità di governare gli istinti più bassi. Certo colpisce che Mr. Hyde sia anche un pedofilo, ma è l’estremizzazione dell’orrore che rende la piéce di Daniele Russo e Sergio Rubini convincente, nonostante le due ore e mezza sul palcoscenico.

Un orrore che è ovunque attorno e dentro di noi, e che si nasconde dietro la patina del perbenismo e delle convenzioni sociali, ieri come oggi. Un lato oscuro che arriva a essere inaccettabile, tanto che pone davanti alla scelta finale: per liberarsene si può solo (eventualmente) sopprimere. L’atmosfera onirica e i suoni al computer dal vivo (a cura di Alessio Foglia), insieme con attori dall’indiscussa bravura – sul palco, con Russo e Rubini, ci sono anche Geno Diana, Roberto Salemi, Angelo Zampieri e Alessia Santalucia – restituiscono al pubblico il senso di una piéce dove l’intrattenimento non è lo scopo ultimo dello stare a teatro. Anche la lunga programmazione dello spettacolo (quasi due settimane, un record per il teatro take-away dei giorni nostri) fa pensare che sia la ricerca di un dialogo costruttivo non solo con se stessi, ma con l’intera comunità il fine ultimo di un allestimento tanto impegnativo quanto tecnicamente perfetto. E colpisce la generosa umanità di chi, come Daniele Russo, dopo essersi calato nei panni del genio e del folle sul palcoscenico, indossa per gli applausi una t-shirt con la scritta: “Stop bombing Gaza”.

Ida Palisi
Author: Ida Palisi
Giornalista professionista, esperta di comunicazione sociale, dirige l’Ufficio Comunicazione Gesco. Collabora con il Corriere del Mezzogiorno per le pagine della Cultura.

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