Martedì, 06 Dicembre 2022

Dopo la luna forse su Marte ma gli autobus continuano a non passare

di Sergio D’Angelo

Sergioli’ - mi dice con il consueto fare paternalistico il mio amico che ha un bel po’ di anni sul groppone più di me, guai però a farglielo notare - ma come dobbiamo fare con questi pullman che non passano e la vesuviana che appare e scompare, i treni soppressi, le linee tagliate? Ce la dobbiamo fare a piedi? - Io sorrido per il modo in cui me lo dice, ma non c’è niente da sorridere.

Vorrei avere qualcosa di efficace da dirgli, anche perché quando i vertici di Anm ed Eav forniscono spiegazioni riescono perfino a essere convincenti, ma cosa potrei dire di convincente al mio vecchio amico, immaginandomelo idealmente sotto la fermata a Ponticelli ad aspettare un autobus che non arriva, o a inveire per l’annuncio di un treno della Circumvesuviana che viene soppresso all’improvviso?

Negli anni Sessanta, si immaginava che non saremmo mai andati sulla luna, ma al netto dei seguaci della teoria del complotto poi sulla luna ci siamo andati e neanche troppo tempo dopo. Quando prendevo il treno da Napoli a Milano che impiegava dodici ore, mica avrei creduto che un giorno ce ne sarebbero volute solo quattro. E nemmeno che avremmo volato per quattro soldi dappertutto con i voli low cost. Il tempo e il progresso azzerano le distanze, Napoli sembra essere invece una bolla spaziotemporale dove questo non avviene e i pochi chilometri che separano le periferie dal centro restano sempre distanze siderali. Certo, con l’estensione della Linea 1 della metropolitana qualche progresso, seppur a singhiozzo, si è visto. Ma se gli abitanti del Vomero e dell’Arenella hanno a disposizione 7 fermate del metrò e teoricamente tre funicolari, per gli abitanti di tante zone periferiche di Napoli il tempo non è mai passato. La bolla spaziotemporale, appunto.

E se noi che abitiamo all’interno del territorio comunale abbiamo una percezione distorta e molto più ridotta della città, ma i miei amici che vivono in provincia mi riportano ogni volta con i piedi per terra, ricordandomi qual è la Napoli reale. Uno sterminato agglomerato metropolitano che si estende ben oltre l’ex provincia, di dimensioni paragonabili alle più grandi città europee, con la differenza che lì esistono metropolitane, treni e autobus in grado di garantire il diritto alla mobilità e qui no. E se ci pensate bene, anche quest’ultimo è garantito per censo, per aree geografiche e possibilità di disporre di un mezzo di trasporto privato, di poter pagare le polizze assicurative e il carburante più cari d’Italia, con un costo ambientale che poi paghiamo tutti noi. Anche il diritto alla mobilità sarebbe una cosa di sinistra, se la sinistra non esistesse solo sui social e nei dibattiti illuminati.

Author: Redazione

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