Venerdì, 31 Maggio 2024

Conto alla rovescia

Oggi attendevamo una risposta seria. Come un sol uomo le due curve si sono fatte portavoce di ogni tifoso napoletano del globo mostrando uno striscione congiunto: «Aspettiamo il secondo tempo o giocate dal primo come un tempo?» Mai stata così d’accordo. Ma i nostri undici, evidentemente, no.

Le aspettative erano altissime, vincere contro il Frosinone significava sperare di riprendere una zona Champions sempre più lontana e, in generale, recuperare fiducia.

Vi ricordate quella scena di Shrek 2 in cui una bacchetta impazzita trasforma Pinocchio continuamente? E lui urla: «Sono una bambino vero!» e poi piange: «No, un burattino» e poi di nuovo: «Sono una bambino vero!» «No, un burattino» «Sono una bambino vero!» «No, un burattino» e così via.

Ecco, non so voi, ma io ieri mi sono sentita così. Per un gol meraviglioso di Politano c’è una papera agghiacciante di Meret, per un rigore parato di Meret ci sono gol mangiati di Osimhen, magari per ogni cazzata di Anguissa ci fosse un gol di Osimhen, e invece ce n’è solo uno.

Il Napoli non gioca neanche male, o almeno non sempre, ma l’attacco è spesso sconclusionato, poco affamato, come se non avesse niente da perdere. Alla fine del primo tempo il ritmo era sonnolento, moscio, non hanno ancora capito che quando facciamo il primo dobbiamo farne subito altri due? Subito? Perché rispetto all’anno scorso quando subiamo gol non sappiamo più reagire.

Kvaratskhelia ci prova ancora, Osimhen a tratti, Politano ha dei guizzi (forse caricato dalla presenza di Luciano Spalletti in tribuna, per la prima volta), Raspadori stavolta non è bastato, forse entrato troppo tardi per una delle sue magie dell’ultimo minuto.

La difesa è un capitolo a parte: a tratti assente, ancora orfana di Kim (che chi sa, potrebbe tornare), distratta. E a proposito di difesa, sapere che fine ha fatto Pasquale Mazzocchi? Il Napoli l’ha seguito, inseguito, ha fatto di tutto per prenderlo e alla fine l’ha portato a casa per 3 milioni più bonus, raddoppiando la prima offerta fatta alla Salernitana; ha firmato un contratto di tre anni e mezzo. Era certo consapevole che nel ruolo di terzino destro davanti a lui c’era Di Lorenzo, ma è sotto gli occhi di tutti che il capitano avrebbe bisogno di riposare un po’ (qualche cazzata l’ha fatta anche lui, oltre al gol clamoroso che si è mangiato). Perché non dargli una possibilità, anche un solo tempo? Il Napoli non segna tanto quanto l’anno scorso, ma prende molti più gol: prendere meno gol sarebbe un modo di arginare la situazione. Voglio dire, non sono un genio del pallone, ma a questo ci arriva anche mia di nipote di sei anni, è proprio una questione di aritmetica e senso pratico. Se non ne facciamo tanti, proviamo a non prenderne troppi!

La stagione ormai volge al termine. Faccio il conto alla rovescia, mancano ancora sei partite, ma mentre l’anno scorso era un countdown per una gioia infinita, stavolta conto le giornate che ci separano dalla fine di questo strazio. Sperando, con tutto il cuore, di essere smentita.

Foto: Carlo Hermann

Serena Venditto
Author: Serena Venditto
È nata a Napoli il primo agosto 1980, per festeggiare il compleanno della squadra. Archeologa e scrittrice, è autrice di una serie giallo-umoristica con protagonisti il gatto detective Mycroft e un gruppo di amici impiccioni, di cui l’ultimo è l’ebook gratuito “Malù si annoia. Quarantena in giallo per quattro coinquilini e un gatto”. Cura per Napoliclick la rubrica #Barsport

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