Martedì, 06 Dicembre 2022

Recensioni

Così fan tutte: l’opera buffa mozartiana al San Carlo conquista e diverte

È impossibile ingabbiare Mozart negli schemi classici dell’opera. Perciò  occorre andare al Teatro San Carlo (ultime recite giovedì 31 marzo alle 18 e sabato 2 aprile 2022, ore 19) per assistere a Così fan tutte per la regia di Chiara Muti con l’idea di essere di fronte a un capolavoro senza tempo, che arriva dritto al cuore anche dei non esperti di lirica, perché parla di tematiche universali: l’ambiguità dell’amore, la volubilità dei sentimenti (e delle donne in particolare, a quanto pare), la comicità, se non il ridicolo, che raggiunge l’essere umano quando si abbandona alla sua fragilità.

Imitation of life: quando la finzione è vita

Va sempre in controtendenza il Teatro Bellini di Napoli, quando propone in sala uno spettacolo unico, assordante e crudo come Imitation of life del grande regista ungherese  Kornél Mundruczó, una delle guest star della stagione 2022 del teatro napoletano.

Natale in casa di donne: un’intensa critica della famiglia contemporanea

Andato in scena l’8 ottobre al Teatro Sannazaro di Napoli, nell'ambito dell'iniziativa Teatro Solidale, lo spettacolo "Natale in casa di Donne" di e con Sarah Falanga è una lucida e intima visione della famiglia di ieri, oggi e domani.

 A 120 anni dalla nascita di Eduardo De Filippo, Sarah Falanga propone una reinterpretazione della drammaturgia di Eduardo in chiave femminile. La grande regista, attrice, presidente dell’Accademia della Magna Grecia di Paestum è la Madre (il corrispettivo di Luca, il padre di Natale in casa Cupiello) in scena con un gruppo di talentuosissimi attori: Laura Mammone (Concetta), Pina Di Gennaro (Tommasina), Giusy Paolillo (Ninuccia), Luisa Tirozzi (una sorta di narratrice atemporale), Stefano Pascucci (Pasqualin), Christian Mirone (il marito di Ninetta), Damiano Agresti (il portiere). I costumi sono di: Leticia Craig, il disegno luci di Christian Mirone. Produzione: Accademia Magna Graecia & Teatrinedito Amg.

“Lo spettacolo è un’importante sperimentazione sulla dimostrazione dell’universalità della drammaturgia di Eduardo De Filippo - "è una mia esigenza emotiva ed intellettuale!" - afferma Sarah Falanga- L’interpretazione tutta al femminile dei personaggi del celebre copione “Natale in casa Cupiello”, troppo imitato e scimmiottato, è una grande sfida tesa a dimostrare che se è vero che Eduardo ha scritto testi di essenza e contenuto universale tanto da guadagnarsi un posto tra “i miti” del teatro, è anche vero che quella stessa drammaturgia non perderà la sua verità e la sua essenza se interpretata e non imitata…e l’universalità non conosce limiti di tempo, di maschere, di sesso. Insomma non possiamo continuare a pensare di frequentare i copioni di Eduardo De Filippo cercando di imitarne la maschera, sarebbe come non permettere alla loro poesia di vibrare libera da schemi e luoghi comuni”.

foto 1 natale in casa di donne

Il “Natale in casa di donne” di Sarah Falanga è un viaggio attraverso la famiglia che scopriamo non cambiare nel tempo la sua sostanza complessa, contraddittoria e intensissima e un viaggio nel teatro da quello pre - eduardiano al post Eduardo: da Scarpetta a Ruccello. Non manca una veste pirandelliana della messa in scena che ricorda la contaminazione del grande autore siciliano nella produzione di Eduardo.

Lucariello si chiama Filumena perché è Madre come è Madre straziante e potente la Marturano e nessuna meglio di Sarah può interpretarla con quella fisicità e il talento drammatico che ricordano quelli della Mangano. Filumena è una madre orfana del suo ventre, che come un’equilibrista cerca di mediare tra i propri sogni ed aspettative e i suoi figli che la sorte le ha dato in dono, tra il bene e il giusto, tra l’apparenza e la sostanza di una realtà precaria.

La scena si apre con la bella trovata scenografica di porre sullo sfondo a sconfinare nell’opera classica un’etera narratrice che dondola sull’altalena (della vita) bianca come l’infanzia e come la vecchiaia, le due età dell’uomo in cui non c’è responsabilità. Mentre è la responsabilità di far parte di quel nucleo originario che è la famiglia, che è il presepe che cercano e fuggono tutti i personaggi nell’arco dell’opera, nel conflitto tra l’essere personaggi e il voler essere persone (come ci insegna Pirandello).

Il presepe è composto da piramidi di pietre sovrapposte in equilibrio una sull'altra, una forma d'arte che si ritrova in più parti del mondo oggi, un totem di segni e sogni lasciati sulla via dai camminatori, pietre ricoperte dalla polvere del tempo eppure sempre fragili, spostabili, modificabili. Bianchi come pagine ancora da scrivere. L’intera messa in scena è sottesa ad energie e tensioni contrastanti tra l’accettazione delle cose che vanno alla malora e la necessità di intervenire per rimettere in piedi i pezzi. Tommasina è un’interessante Pina Di Gennaro, a metà tra una personalità borderline e Peter Pan, che viene cacciata dalla madre e poi ricercata, va via, ma poi torna.  Tommasina apre il discorso sotteso all’opera sull’ipocrisia, il detto e non detto. Le scarpe che ha rubato sotto al letto sono come la polvere sotto il tappeto che va nascosta come si nasconde il furto e il presagio di morte di Pasqualin che con la sua trasversalità sensuale e capricciosa omaggia Ruccello. Ninuccia è invece colei che sfida le convenzioni e l’ipocrisia, la ribelle che rompe l’ipocrisia, distrugge, ma lo fa in nome della verità, dell’amore che è poi il senso fondamentale senza il quale il presepe è vuota impalcatura. L’amore che Filumena riconosce dentro di sé finalmente come accettazione dei suoi figli anche se così diversi da lei. Tutti i pastori che Filumena vorrebbe posizionati secondo la propria visione, tanto che un fermo immagine li immobilizza sotto il suo sguardo come la sacra famiglia e gli animali nella grotta, scopre essere necessari con le loro infinite sfumature e contraddizioni a fare la vera famiglia. Quello di Natale in Casa di donne è un presepe che muta, si rompe e si ricostruisce ogni volta con pazienza, sacrificio e abnegazione tipicamente femminili.

Leggi anche l’intervista a Sarah Falanga

Kobane Calling on Stage: il documentario teatrale di Zerocalcare al Bellini

Lorenzo Orsetti combatteva con le forze curdo-siriane contro l’Isis quando è stato ucciso, nel marzo dello scorso anno. Aveva solo 33 anni e nel suo messaggio-testamento lasciò scritto: «Vi auguro tutto il bene possibile e spero che anche voi un giorno (se non l’avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo, perché solo così si cambia il mondo.

Sono tempi difficili, lo so, ma non cedete alla rassegnazione. Anche quando tutto sembra perduto e i mali che affliggono l’uomo sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza e di infonderla nei vostri compagni. È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve». A lui, e ai tanti ragazzi italiani che mettono la loro vita a disposizione della causa curda è dedicato lo spettacolo Kobane calling on stage, al Teatro Bellini di Napoli fino a domenica 8 marzo 2020. Uno spettacolo intenso, dal ritmo veloce, a tratti persino comico, che parla però di un tema importante e complicatissimo: la lotta per la libertà del popolo curdo. Tratto dal graphic novel Kobane calling (edito da Bao Publishing) di Zerocalcare (pseudonimo di Michele Rech), l’artista più noto in Italia nel mondo dei fumetti, lo spettacolo vede l’adattamento e la regia di Nicola Zavagli e la direzione artistica di Beatrice Visibelli ed è una grande narrazione corale, con tredici giovani attori in scena per raccontare il viaggio di un gruppo di volontari a Kobane, la città simbolo della resistenza curda. Un documentario teatrale, sospeso tra l’opera pop e la rappresentazione di impegno civile, dove Zerocalcare riversa tutta la sua anima poetica e comica al tempo stesso, muovendosi su più registri con il risultato di un’ora e mezza di intrattenimento puro che però sensibilizza e fa riflettere. Così mentre sullo sfondo si alternano i suoi fumetti, in scena i giovani raccontano dei loro ideali di pace e di libertà per un popolo vessato da decenni e di cui il mondo pare essersi dimenticato. La messinscena racconta il conflitto con l’Isis visto dal punto di vista dei ragazzi che partono per zone pericolose, pieni di voglia di fare e di partecipare, ma anche un po’ ingenui, timorosi, non preparati al rischio, in un’avventura che in realtà è una guerra con i terroristi più pericolosi del pianeta.

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Uno spettacolo da non perdere, dove i linguaggio del fumetto si mescola bene a quello del teatro, grazie anche alla sapiente regia di Nicola Zavagli (fondatore con l’attrice Beatrice Visibelli della compagnia Teatri d’Imbarco) che ha curato anche l’adattamento teatrale del reportage a fumetti pubblicato da Zerocalcare a partire dal 2015 sulla rivista Internazionale, poi arricchito e pubblicato dalla Casa editrice milanese BAO Publishing nel 2016, diventando in pochissimo tempo un best seller.

Il reportage Kobane Calling racconta l’esperienza dell’autore sul confine turco-siriano in supporto al popolo curdo, dove Zerocalcare ci fa vedere ciò che l’informazione mainstream non dice: le macerie, i confini precari dell’esistenza del popolo curdo perennemente in guerra, la battaglia per la libertà cui aderiscono giovani da tutto il mondo, come Lorenzo Orsetti. E il teatro ha anche il merito di restituire, con leggerezza, un altro messaggio importante: quello di un esperimento sociale riuscito, nel Rojava, la regione dove i curdi hanno costituito una società democratica senza uguali nel mondo.

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Non stona, ma anzi si integra e ne restituisce tutto il senso solidale, l’intervento dei ragazzi della rete di Napoli per il popolo curdo, sul palco a spiegare la loro causa.

Teatro Bellini di Napoli

Dal 3 all’8 marzo 2020

Via Conte di Ruvo, 14 Napoli Tel. Botteghino 081.5499688 

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Kobane calling on stage

Adattamento e regia Nicola Zavagli

con Massimiliano Aceti, Luigi Biava, Fabio Cavalieri, Francesco Giordano, Carlotta Mangione, Alessandro Marmorini, Davide Paciolla, Lorenzo Parrotto, Cristina Poccardi, Marcello Sbigoli e con giovani attori della compagnia Teatri d’Imbarco

musiche originali Mirko Fabbreschi

produzione Teatri D’imbarco e Lucca Comics&Games

in collaborazione con Bao Publishing

Soulbook: come disintossicarsi da fb ridendo

Il mondo dei social è andato in scena nel palinsesto del Teatro Solidale del Sannazaro con lo spettacolo Solulbook di e con Fabiana Fazio, che sottotitolerei: manuale per disintossicarsi in 1 ora e mezzo da facebook ridendo.

Soulbook è il mondo dei social network visto e raccontato da chi fa della propria vita una vita social e spalanca lo sguardo su un fenomeno ormai inarrestabile secondo cui, ora più che mai, bisogna essere sempre presenti e visibili per esistere. Lo spettacolo che ha debuttato l’anno scorso con successo è tornato al Teatro Solidale con due ottime motivazioni: comprendere facebook e il modo in cui lo usiamo ha una valenza sociale e psicologica fortissima e in più come spiega la poliedrica e bravissima attrice - che firma testi e regia (con aiuto regia Angela Carrano e assistente alla regia Serena Cino), fare teatro “è un piccolo importante segnale. Un modo per provare a dare una casa al teatro indipendente che, in una situazione difficile come questa che stiamo vivendo a causa della pandemia, corre il rischio di restare così indietro da scegliere la resa”.

 Soulbook è un invasore. È il nuovo grande colonizzatore. Vuole conquistare sempre più territori. Possedere tutti i suoi utenti. E tutti siamo utenti. Tutti siamo territori appetibili. Tutti siamo di Soubook. Anzi, tutti siamo Soulbook. Al di fuori di Soulbook tu non esisti. Io non esisto. Nessuno di noi esiste. O, almeno, nessuno di cui possa interessarci.

Ci sei se appari. Se ti crei un personaggio perché la vita normale non interessa a nessuno. Apparire è più importante di essere. Vero verissimo eppure divertente e agghiacciante rispecchiarsi in almeno una delle tante provocazioni delle tre utenti di facebook presentate nello spettacolo: la cinica e geniale influencer, la sfigata con spirito sociale e la fashion blogger stupidina. Perché come diceva Oscar Wilde: “Non importa che se ne parli bene o male l’importante è che se ne parli”.

Ad affiancare Fabiana Fazio, le altre bravissime attrici Annalisa Direttore e Giulia Musciacco.

La Fazio grazie alla scrittura ironica, attualissima e densa di sfumature e ai proverbiali tempi comici arriva dritto alla mente delle persone passando per il sorriso. Perfetta la sintonia e il ritmo tra le tre voci in scena e la coordinazione assoluta nelle coreografie che contribuiscono a diversificare e vivacizzare il racconto.

Le tre tipologie di utenti facebook che vivono in funzione dei like trascorrendo il tempo a ideare e sperimentare strategie più efficaci per ottenere un cuoricino in più sono specchi che lo spettatore non può evitare e anche qualora non si riconoscesse in una delle tipologie proposte non può evitare di rivedersi nella scelta dei temi da postare su cui è incentrato il racconto quotidiano di Faccia libro: dalle foto con i gatti e i bambini, ai grandi temi sociali, alle feste pubbliche e private, fino alla pubblicazione dei fatti più intimi e privati.

Favolose le luci di Tommaso Vitello e Marco Perrella e azzeccatissimi gli stacchi musicali.

Assolutamente geniale la proiezione della parodia dei video tutorial (realizzati insieme a Francesco De Falco) alle spalle delle tre brillati attrici che spiegano come essere più cool e ricevere più mi piace, le tre attrici che insegnano come imparare a vivere e fare cose pratiche che pure stiamo correndo il rischio di dimenticare: dall’abbottonarsi una camicia, al mettersi in piedi.

Soulbook demolisce ogni certezza virtuale che ci eravamo costruiti come un castello di carte, che poi è l’anima stessa di facebook: una rappresentazione continua di ciò che abbiamo dimenticato di essere e di vivere.

E’ da vedere, non appena sarà riproposto a Napoli (lock down permettendo) perché fa ridere, e più che mai abbiamo bisogno di sdrammatizzare in questo momento, perché siamo tutti coinvolti nessuno escluso.

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